SECONDO GRADO
Arcisate, lite e fucilata: condannato a 12 anni
Sentenza in Appello. La vittima difese una ragazza
La cattiva notizia lo ha raggiunto quando era già tornato nel carcere di alta sicurezza di Reggio Emilia, dove si trova in regime di sorveglianza particolare dopo essere stato trasferito da Opera per aver agevolato l’evasione di un compagno di cella, il 7 dicembre scorso.
Condannato dal Tribunale di Varese a 12 anni di reclusione per tentato omicidio per aver sparato a un coetaneo dopo una lite davanti alla stazione di Arcisate avvenuta il 5 gennaio di due anni fa, il venticinquenne originario di Cuasso al Monte Simone Borella sperava in una riduzione di pena. Nonostante la difesa appassionata del suo legale, l’avvocato Corrado Viazzo, la terza Corte d’Appello di Milano ha scelto di confermare la sentenza di condanna a una pena che, nel corso dell’arringa di ieri, il suo difensore non ha esitato a definire del tutto sproporzionata. Il verdetto d’appello (le motivazioni saranno depositate nel giro di un mese) ha inoltre confermato che il giovane dovrà pagare una provvisionale di 25mila euro in favore della parte offesa, rappresentata dall’avvocato Elisabetta Brusa. Il risarcimento complessivo sarà definito in un separato giudizio civile.
«Sparo potenzialmente letale»
In estrema sintesi, nell’udienza di ieri davanti al collegio presieduto dalla giudice Renata Peragallo ha prevalso la linea già sostenuta in primo grado della Procura varesina. Una linea portata avanti in appello dal sostituto procuratore generale Vincenzo Fiorillo, secondo cui il colpo di Borella, esploso con un fucile da caccia, avrebbe potuto essere letale. Una ricostruzione avversata sin da subito dalla difesa che, non a caso, puntava a una derubricazione del reato contestato: da tentato omicidio a lesioni personali gravi. A detta dell’accusa, Borella avrebbe vendicato con un colpo di fucile quello che considerava uno sgarbo, esercitando così la legge del più forte.
La sigaretta e la zuffa
La vittima dello sparo - che, dopo innumerevoli interventi chirurgici, è costretto a convivere ancora con i pallini conficcati nell’addome - raccontò di essere uscito dal bar a fumare e di aver visto l’imputato che stava picchiando una ragazza. D’istinto, era intervenuto per difenderla. I due si azzuffarono, ma poi furono separati. Sembrava essere finita lì. Ma Borella si ripresentò in loco dopo pochi minuti. Quella volta armato di fucile, con cui fece fuoco contro il rivale. Le immagini delle telecamere e le testimonianze degli amici del ferito consentirono ai carabinieri di identificare rapidamente l’aggressore. Che la mattina successiva si costituì. Una scelta che non gli ha però consentito di vedere riconosciute le attenuanti generiche, ottenendo così una riduzione di pena.
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