ALÈ
Senza corde sul grattacielo: show da brividi
Alex Honnold ha scalato un palazzo in diretta su Netflix
Per una volta forse viene da stare dalla parte dei leoni da tastiera. Quelli che, spaparanzati sul divano, spolliciando pigramente sul proprio smartphone, sputano sentenze contro chi riesce a fare qualcosa di incredibile per i comuni mortali. Forse, questa volta, è necessario porsi qualche domanda in più. Al centro della questione c’è l’impresa dell’alpinista statunitense Alex Honnold, che pochi giorni fa a Taiwan ha scalato il Taipei 101, l’undicesimo grattacielo più alto al mondo con i suoi 508 metri, senza corde né imbracature. L’ascesa a mani nude - non certo la prima per questo alieno del free solo - è stata trasmessa in diretta su Netflix, trasformando così l’impresa in una sorta di evento globale. La piattaforma streaming ha mandato in onda le immagini con un ritardo di 10 secondi che serviva ad avere un margine sufficiente per oscurare le immagini in tempo se Honnold fosse caduto. Lo statunitense ha impiegato circa un’ora e mezza per raggiungere la vetta, alternando tratti di arrampicata pura a brevi soste sui balconi dell’edificio, per poter recuperare le energie fisiche e mentali. Nessuna protezione, nessun margine di errore: ogni movimento è stato affidato esclusivamente alla forza, alla tecnica e alla concentrazione assoluta dell’atleta. Tutto è andato per il meglio e in mezzo mondo hanno tirato un sospiro di sollievo, sciogliendosi in un applauso con le mani sudate per la tensione a distanza. La vicenda è finita qui? Non proprio. Si è aperto il dibattito sull’opportunità o meno di compiere un’impresa del genere perlopiù in diretta sulla piattaforma più diffusa del momento. Certo, c’erano quei 10 secondi di differita per evitare il rischio che una tragedia venisse mandata in onda in mondovisione, che però sono suonati un po’ come la classica foglia di fico. Ma ce n’era davvero bisogno? Il mito dell’alpinismo Reinhold Messner, interpellato sulla vicenda, ha subito parlato di uno show mediatico che Honnold ha fatto bene a proporre a fronte di un adeguato compenso, ma che – ha rimarcato il decano degli 8.000 – nulla ha a che vedere con la montagna e con i suoi valori. Al di là di questo, una volta chiusa la bocca e preso atto delle capacità sovrumane di Alex, viene da chiedersi che cosa resta e quale sarà ora la prossima impresa che lo costringerà ad alzare ancora l’asticella.
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