LA SENTENZA
Diffamò il colonnello: condanna e multa
Oltre a 1.600 euro, 5.000 di risarcimento
Il processo nato da un post pubblicato su Facebook nel 2019 si è chiuso con una condanna. L’ex carabiniere trentacinquenne imputato per la diffamazione del colonnello Claudio Cappello - in passato comandante provinciale a Varese - è stato riconosciuto colpevole dal giudice Rossana Basile. Nell’ultima udienza l’uomo ha tentato di ottenere un nuovo rinvio per motivi di salute, dopo una lunga serie di richieste simili durante l’intero dibattimento. Ma il tentativo non è stato accolto e la sentenza è arrivata.
Il giudice ha disposto una multa di 1.600 euro, il pagamento di un risarcimento di 5.000 euro alla parte civile, appunto l’ufficiale rappresentato dall’avvocato Luca Marsico, e la rifusione delle spese legali. Un importo complessivo che dovrebbe avvicinarsi ai 10.000 euro. Non sono state concesse le attenuanti generiche, ritenute probabilmente incompatibili con l’atteggiamento decisamente dilatorio tenuto dall’imputato nel corso del processo.
La decisione conferma l’impostazione che già la pubblica accusa aveva delineato nelle precedenti udienze. Il post finito al centro del procedimento – corredato da una fotografia in divisa del colonnello e diffuso con hashtag che ne ampliarono rapidamente la circolazione – era stato definito dal pm «oggettivamente lesivo della reputazione». La Procura aveva contestato la versione dell’imputato, che aveva negato la paternità del messaggio sostenendo che qualcun altro aveva scritto quelle parole. Secondo l’accusa, l’account era invece riconducibile senza dubbi all’imputato, che non aveva mai presentato alcuna denuncia per furto d’identità.
Anche l’avvocato Marsico aveva ribadito l’offensività e la falsità delle affermazioni pubblicate online, ricordando che nel testo si attribuivano al colonnello comportamenti persecutori risalenti al periodo della Scuola Marescialli di Firenze, circostanze che gli atti non hanno mai confermato. Al contrario, la difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Simona Bettiati, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo l’assenza di un collegamento certo tra il post e il suo assistito, in assenza di accertamenti tecnici, e ritenendo che alcune parti del testo contenessero elementi di verità.
La sentenza sarà ora prodotta dal legale della parte civile nel procedimento per calunnia tuttora pendente a Brescia, nato da una querela che l’imputato aveva presentato contro Cappello, altri carabinieri e un pubblico ministero varesino. Per quel fascicolo, la decisione di Varese potrebbe avere un peso rilevante.
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