LA NOTA
Remigration, Europa Verde chiede lo stop al presidio
Clima teso a Gallarate. Il coportavoce provinciale Pennati firma l’appello: può trasformarsi in «occasione di istigazione alla violenza e all’odio»
A Gallarate il clima si fa teso mentre si avvicina il presidio annunciato dal “Comitato remigrazione e riconquista”, previsto per domenica 30 novembre in piazza Libertà. Una manifestazione che torna a dividere la città e che, questa volta, incontra un’opposizione netta da parte di Europa Verde, che denuncia pubblicamente i rischi di una deriva contraria ai principi costituzionali.
Il partito ha diffuso una dura nota in cui definisce la remigrazione «un limite di civiltà che la democrazia non dovrebbe mai superare» e annuncia di aver richiesto a Questura e Prefettura di non autorizzare il presidio. Una posizione che nasce, spiegano, dalla preoccupazione che l’iniziativa possa trasformarsi in un’occasione di «istigazione alla violenza e all’odio», alla luce dei contenuti già diffusi dal movimento promotore sui canali social e sulla stampa. Nella lettera ufficialmente inviata alle autorità, Europa Verde parla di «metodi e contenuti in aperta violazione dei principi fondamentali della Costituzione» e ricorda come discriminazione e xenofobia rappresentino «un fallimento della civiltà». Pur riconoscendo che Gallarate stia affrontando problemi seri di ordine pubblico, il partito sottolinea che la sicurezza non può essere affrontata «a colpi di slogan», ma richiede invece percorsi di dialogo, mediazione e integrazione. «Come possiamo pretendere che tutti onorino i nostri principi costituzionali, se non lo facciamo noi per primi?», si legge nella lettera, che invita a non confondere libertà di espressione con la legittimazione dell’odio. Per questo, la richiesta è chiara: non autorizzare un evento ritenuto incompatibile con i valori fondanti della Repubblica. A firmare l’appello è Alessandro Pennati, coportavoce provinciale dei Verdi, che rivendica il ruolo del partito come presidio democratico e afferma la necessità di «mantenere saldi i principi di contrarietà a ogni forma di violenza, anche nella sua forma più insidiosa: l’istigazione».
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