LA DEPORTAZIONE
20 gennaio 1942: si organizza lo sterminio
Nel quartiere di Berlino sul lago di Wannsee 15 funzionari nazisti discutono della “soluzione finale”: è l’inizio del genocidio

20 gennaio 1942, ore 12. Nel salone di villa Marlier, nel raffinato quartiere di Berlino sul lago di Wannsee, siedono intorno a un lungo tavolo 15 funzionari nazisti. Sono stati convocati per un “pranzo di lavoro” dalla “belva bionda”, il capo della Sicurezza del Reich e generale delle SS Reinhard Heydrich. Mentre i camerieri portano panini e vino, Heydrich attacca: il maresciallo Hermann Göring - il numero due del Reich - lo ha incaricato di predisporre un piano “per l’organizzazione, l’attuazione e i mezzi materiali necessari per dare corso alla soluzione finale in Europa”. A quegli uomini spetta quindi concertare e sincronizzare le “linee di condotta”.
È l’avvio del genocidio, dello sterminio di massa, ma è già ovvio a tutti ed è inutile usare quei termini: basta dire “soluzione finale”. Heydrich non accenna alle deportazioni, alle discriminazioni, e nemmeno al milione di ebrei già uccisi. Ripercorre invece le politiche del Reich. Li hanno fatti emigrare e gli hanno anche addebitato i costi: gli ebrei in pratica si sono pagati la fuga e lo Stato ci ha guadagnato ben 9 milioni e mezzo di dollari. Superfluo, ancora, ricordare che i nazisti si sono impossessati dei loro beni, delle loro proprietà e delle loro finanze. Comunque adesso si cambia, dice “la belva bionda”, e presenta un dettagliato elenco degli ebrei presenti in tutta Europa, paese per paese. In Urss 5 milioni, in Ucraina 2.994.684, e avanti fino all’Irlanda, 4.000. Anche in Italia, naturalmente: 58.000. In totale oltre 11 milioni.
E bisogna stare attenti: in Romania i 342.000 ebrei “possono procurarsi, in cambio di denaro, documenti che attestino la loro appartenenza a una nazionalità straniera”. Insomma, per la “soluzione finale” l’Europa “verrà setacciata” e gli ebrei saranno deportati a Est. Quelli abili costruiranno le strade, e “una gran parte di loro soccomberà per riduzione naturale”. Il «nucleo che alla fine sopravvivrà - continua Heydrich - dovrà essere trattato in maniera adeguata».
Di nuovo, l’eufemismo del capo delle SS è grottesco, perché poco dopo ammette: se il nucleo «fosse lasciato andare libero, dovrebbe essere considerato la cellula germinale di una nuova rinascita ebraica». Impensabile, per i nazisti. Così, i 15 discutono delle “diverse soluzioni possibili”. Il segretario di Stato Alfred Meyer e Josef Bühler, segretario della zona polacca occupata dai nazisti, si offrono di «eseguire in prima persona determinati lavori preparatori alla soluzione finale».
Il pranzo dura un’ora e mezza circa. Quando gli ospiti lasciano la villa, Heydrich si ferma a bere un cognac con il capo della Gestapo Heinrich Müller e il segretario Adolf Heichmann. È soddisfatto dei risultati, nessuno ha posto obiezioni rilevanti e incarica Eichmann di redigere il verbale. Delle trenta copie di quel documento mostruoso, gli Alleati, nel 1947, ne trovarono una nell’archivio del Ministero degli Esteri tedesco. L’unica rimasta: i nazisti avevano fatto sparire tutte le carte dello sterminio per prudenza, vigliaccheria e infamia. Comunque, a quel punto il genocidio poteva cominciare. Il resto è noto.
La soluzione veloce, sicura e segreta erano l’acido cianitrico, lo Zyklon B, e i campi di sterminio: dal novembre 1941 erano già in costruzione Chelmo, Belzec, Sobibòr, Treblinka, Majdanek e Birkenau. Il 17 marzo 1942 il primo convoglio di destinati all’uccisione immediata arrivò a Belzec. Con gli ebrei, gli altri indesiderati: rom, sinti, omosessuali, disabili. Non esseri umani, ma spazzatura. Quei 15 uomini seduti a tavola a Wannsee a parlare con calma su come uccidere milioni di persone rappresentano cosa fu realmente la Shoah: un’agghiacciante pratica razionale, sistematica, efficiente. Eppure, allo stesso tempo, un “mostro” inaudito e inspiegabile, “una terra di nessuno della comprensione, un vuoto di significato extrastorico”, come ha sottolineato lo storico Dan Diner.
Accadde solo ottant’anni fa, nel periodo in cui vivevano i nostri padri e i nostri nonni. Cioè ieri, ed è importante ricordarlo.
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