CURIOSITÀ
A Natale ogni scherzo vale parlando di piante
Baciarsi sotto il vischio si dice porti fortuna: può essere, basta che sia quello originale

Anche se le festività natalizie e di fine anno cadono in una stagione che dovrebbe corrispondere al riposo vegetativo, almeno nei nostri climi, le piante sono comunque di scena anche in questo periodo. Albero di Natale a parte, molte sono tirate in ballo per addobbi o per rituali propiziatori, altre vengono comunemente regalate proprio in questo periodo e altre ancora semplicemente prendono il nome dal Natale.
Tuttavia, per chi ha un occhio botanico attento, sotto Natale si possono notare diverse cose strane e il moltiplicarsi di equivoci, in parte inconsapevolmente prodotti dalla scarsa conoscenza delle piante e delle loro provenienze, visto che la cultura della “Scientia amabilis” - così definì Linneo la botanica - non è poi così diffusa nel nostro paese.
Si può incominciare dal vischio, o Viscum album, pianta emiparassita che vive sopra gli alberi. Si dice che baciarsi sotto una fronda di vischio a Capodanno porti bene, ovvero felicità agli amanti per un anno. Ebbene, più di una volta mi è capitato di vedere in vendita Loranthus europaeus al posto del vischio… poi non ci si può lamentare se le cose vanno male! Certo, non è agevole distinguere le due piante, specie se dipinte di oro o argento, ma sono diverse, anche se della stessa famiglia. Viscum album, o vischio comune, ha bacche bianco-perlacee e foglie strette con nervature parallele, mentre Loranthus europaeus, o vischio quercino, ha foglie più larghe a nervature pennate e soprattutto bacche giallo-dorate! La prima è più nordica e sempreverde, la seconda più meridionale e a foglie caduche, ma se raccolta e esiccata con anticipo, nessuno se ne accorge!
Una questione abbastanza grottesca è che altre due specie ben distinte vengono talora chiamate “pungitopo” entrambe. Diciamocelo, un po’ anche per negligente faciloneria. In comune hanno il fatto di produrre bacche rosse, e per questo sono apprezzate nel periodo natalizio, ma anche di avere foglie spinose, da qui l’equivoco con il topo. Ma una, Ruscus aculeatus o “vero” pungitopo, è un piccolo arbusto di sottobosco alto 30-50 centimetri che vive in diversi boschi, da quelli mediterranei fino alle faggete passando dai querceti, ma sempre in luoghi piuttosto caldi e secchi. L’altra, Ilex aquifolium, il cui vero nome è in realtà agrifoglio, è invece un arbusto di grosse dimensioni che può diventare anche un alberello di qualche metro, anzi si riporta di individui che superavano i 20 metri!
Mi domando sempre cosa abbia in mente chi chiama l’agrifoglio pungitopo… se è già inquietante un topo alto un paio di spanne, uno alto qualche metro, cos’è? Un topo Godzilla degno dei peggiori film che narrano di mostri che invadono il mondo seminando il panico! Insomma, se proprio si vuole, l’agrifoglio chiamiamolo pungi… topo King-Kong! Comunque, le foglie delle due piante sono ben differenti, se l’agrifoglio ha vere foglie coriacee con spine distribuite lungo tutto il margine, le “foglie” del pungitopo non sono neppure foglie, ma rami appiattiti e spinosi all’apice, chiamati cladodi, che sostituiscono funzionalmente le foglie andate perse nel corso dell’evoluzione della specie; una sorta di ripensamento tardivo. La riprova è che fiori e bacche nascono proprio al centro di questi cladodi, quasi fossero dei “vassoietti” verdi.
Sorprendente è anche l’abitudine che da tempo ha preso piede di allevare e di regalare in queste feste le “stelle di Natale” per via della intensa colorazione rossa - oggi ci sono anche varietà rosa, gialle o bianche - che assumono le foglie bratteali all’estremità dei rami. E sì, perché non si tratta di fiori, ovvero di petali, ma semplicemente di foglie, esattamente come quelle verdi sottostanti. I fiori, quelli veri, sono delle insignificanti protuberanze verde-giallastre al termine dei rami, per cui il compito di attirare l’attenzione lo devono assumere queste foglie colorate.
Ebbene, la gaia pianta, Euphorbia pulcherrima, in realtà è un arbusto del Messico e del Guatemala che in natura non ha nulla a che spartire con neve e renne! Per questo io preferirei chiamarla Noche Buena o, più dottamente, Poinsettia ricordando Joel Roberts Poinsett che fu il primo ambasciatore americano in Messico, nel 1825. Le relazioni diplomatiche non hanno però impedito che i due stati se le dessero di santa ragione dal 1846 al 1848, con il risultato che California, Arizona, Texas e Nuovo Messico furono annessi agli USA. C’entra forse il fatto che la stella di Natale, come tutte le euforbie, produce un lattice tossico che a contatto con la pelle può provocare eritemi, pruriti e bruciori? In realtà la pianta ha la prerogativa di fiorire, producendo le foglie colorate, durante il periodo dell’anno con le giornate più corte, e quindi mostra il proprio splendore giusto sotto Natale! Ho conosciuto gente che per farle rifiorire in altre stagioni, dopo energiche potature, ha rinchiuso delle povere Stelle di Natale al buio in cantina… sono si rifiorite, ma mettere una pianta al buio e proprio da veri sadici!
Infine, rimanendo sulle piante tossiche, vale la pena di ricordare Helleborus niger talora chiamato elleboro bianco, tanto per non farsi mancare nulla, ma che più spesso prende il nome comune di rosa di Natale. Però l’elleboro, bianco o nero che sia, a Natale è fiorito solo in serra o nei negozi di piante, mentre in natura al massimo fiorisce a fine gennaio! Sarebbe quindi meglio chiamarlo “rosa del Capodanno cinese”, se solo i cinesi fossero famigliari con Helleborus niger, che è si pianta del Sud-Est, ma solo dell’Europea!
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