L’OPERAZIONE
Acquisti a Malpensa, beccati i furbetti del rimborso Iva
Otto stranieri denunciati nel corso del monitoraggio della guardia di finanza. Sono accusati di truffa aggravata: si sarebbero intascati circa 250mila euro senza averne diritto
Ci sono mille escamotage per fare soldi sulle spalle dello Stato, l’evasione fiscale è la più banale. Le menti più raffinate puntano ai rimborsi dell’Iva sui beni di lusso. Comprano borse di Chanel e orologi di Cartier dichiarando di vivere in Russia o in Cina oppure in Brasile, in realtà non hanno mai varcato il sedime aeroportuale.
FURBETTI DEL RIMBORSO
Ma la guardia di finanza si è attrezzata anche per questo genere di raggiro, soprattutto a Malpensa, terreno ideale per questo genere di frodi. Nei giorni scorsi le fiamme gialle hanno tirato le fila dell’attività di prevenzione del fenomeno: otto gli stranieri che si sono intascati circa 250mila euro senza averne diritto. Lo hanno fatto con 924 richieste di restituzione di imposta sul valore aggiunto per acquisti da oltre un milione di euro effettuati in aeroporto, spacciandosi per viaggiatori destinati a mete extra Unione europea. E ora sono accusati di truffa aggravata. Alcuni di loro, dopo aver versato all’erario il cinquanta per cento delle somme ricevute con il trucchetto del tax refund, hanno chiesto la messa alla prova, quindi l’assegnazione a lavori di pubblica utilità che, se portati a termine senza sgarri, comportano l’estinzione del reato.
LE INDAGINI
Agli otto furbetti dell’Iva gli investigatori sono arrivati grazie al monitoraggio delle società di intermediazione che operano in aeroporto e delle compagnie aeree: non c’era traccia di prenotazione o di acquisto di biglietti aerei e neppure di fruizione dei voli. Quindi si è concretizzata l’ipotesi che gli indagati avessero fornito dati e documentazione falsa: come è noto il diritto al rimborso spetta solo a chi vive oltre i confini europei e si applica a oggetti che, una volta comprati, dovranno uscire dal territorio entro tre mesi dall’emissione della fattura. Difficile invece sarà ricostruire che fine facessero i gioielli, i capi di abbigliamento delle griffe più prestigiose, i profumi di nicchia e i prodotti cosmetici più esclusivi: il sospetto è che venissero rivenduti sul mercato nero, alimentando così un’economia criminale che non fa bene alla casse statali e neppure alle case di moda. Ma non sempre si riesce a seguire il percorso del denaro.
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