LO SPETTACOLO
Aggiungi un posto a tavola, in scena con Lorella Cuccarini
Una favola musicale che piace da 50 anni. In scena al Nazionale, Giovanni Scifoni nel ruolo di Don Silvestro

Cinquant’anni fa il debutto: e ancora oggi Aggiungi un posto a tavola affascina il pubblico, coinvolgendolo dal palco del Teatro Nazionale, dove è in scena fino al 30 marzo con Giovanni Scifoni nel ruolo di don Silvestro e la partecipazione straordinaria, nelle repliche del sabato e della domenica, di Lorella Cuccarini in quello di Cosolazione.
Un ruolo, quello interpretato da Scifoni, che l’attore, nel presentare lo spettacolo, ha definito «un desiderio che diviene realtà» avendo visto Aggiungi un posto a tavola la prima volta in tv con suo padre a sei anni, e ricordandosi ogni gesto. Un «sogno che si avvera» anche per Lorella Cuccarini che, nel parlare dello spettacolo, lo ricorda come «la prima commedia musicale della mia infanzia» di cui conosceva a memoria tutte le canzoni.
La Voce di Lassù è sempre quella di Enzo Garinei. La commedia musicale è firmata da Pietro Garinei e Sandro Giovannini con Jaja Fiastri e con musiche di Armando Trovajoli e liberamente ispirata ad After me the deluge di David Forrest. Sul palco, in questa produzione, Marco Simeoli (che ne riprende anche la regia dall’originale di Garinei e Guiovannini), Sofia Panizzi, Francesco Zaccaro, Francesca Nunzi. Con loro, un ensemble artistico di sedici perfomer su coreografie originali di Gino Landi riprese da Cristina Arrò e direzione musicale di Maurizio Abeni.
La storia narra di don Silvestro, parroco di un paesino di montagna, che un giorno riceve una telefonata inaspettata: Dio in persona lo incarica di costruire una nuova arca per affrontare l’imminente secondo diluvio universale. Aiutato dai compaesani, riesce nella sua impresa, nonostante il sindaco Crispino tenti di ostacolarlo e l’arrivo di Consolazione, donna di facili costumi, che metterà a dura prova gli uomini del paese.
Finita l’arca, al momento dell’imbarco, interviene un cardinale inviato da Roma che convince la gente del paese a non seguire don Silvestro che a suo dire disonora l’abito che porta. Comincia il diluvio, sull’arca si ritrovano solo il parroco e Clementina, la giovane figlia del sindaco perdutamente innamorata di lui. L’acqua incomincia a sommergere i paesani, don Silvestro decide, con un gesto infinito d’amore, di abbandonare quel rifugio sicuro per condividere con i suoi fedeli quel terribile momento. Allora Dio, vedendo fallire il suo progetto, interrompe il diluvio e imposta l’arcobaleno.
E la storia si chiude su una tavola in festa attorno alla quale si celebra il ritorno alla serenità.
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