RITO ABBREVIATO
Aggredita a coltellate, condannato il suo ex
Dieci anni all’uomo arrestato 8 mesi fa
Aggredì la ex compagna con venti coltellate, ieri mattina il trentatreenne ha affrontato il gup Veronica Giacoia ed è uscito dall’aula con dieci anni di reclusione da scontare. Il rientro in carcere, al termine dell’udienza, non è stato facile: al peso del rimorso e della condanna si unisce una difficile condizione detentiva - dovuta a tensioni con due maghrebini - sulla quale faranno luce gli agenti della polizia penitenziaria.
Mesi di angoscia
Del resto ciò che accadde il 9 settembre la vittima non potrà scordarlo mai. «Voleva uccidermi», disse terrorizzata la ventiquattrenne ai soccorritori. Dopo anni di relazione e due figlie, la ventiquattrenne aveva deciso di chiudere la relazione e lui si era trasferito in Valle Olona. Perché l’imputato, con il passare del tempo, era diventato controllante, irascibile e minaccioso. Sempre sospettoso, le stava rovinando gli anni migliori della sua vita. Ma a lui l’idea di perderla non andava giù. Ogni pretesto era valido per presentarsi alla porta, per chiamarla, per scriverle, da almeno due mesi non le dava tregua. A quanto pare la giovane aveva paura delle sue esplosioni di rabbia, lo avrebbe confidato in gran segreto a qualcuna delle persone a lei più vicine. Quel mattino il trentatreenne tornò per l’ennesima volta a casa della ex: voleva entrare, parlare, chiarire, spiegare, sapere. «Non ti apro, vai via», gli disse la ventiquattrenne, presagendo forse qualcosa di funesto.
L’incursione
L’uomo - stando alla ricostruzione dei carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Martina Melita - scavalcò una recinzione per poi fare irruzione dalla finestra al pian terreno della casa di corte, spaventando lei e la loro bimba di due anni. Tra urla e insulti all’improvviso l’imputato afferrò un coltello della cucina e iniziò a colpire la ex convivente al collo, al rene, al torace e alla schiena. Lei lottò con tutte le sue forze e riuscì a imboccare l’uscita dell’abitazione ma l’ex compagno la raggiunse subito, i condomini lo videro mentre le sferrava calci e pugni, qualcuno chiamò il 112, un altro corse a soccorrerla e a tamponarle il sangue.
Black out
«Papà mi ha chiamata per dirmi che avrebbe fatto una cosa e che poi si sarebbe ucciso», avrebbe rivelato una delle figlie che l’uomo aveva avuto da una precedente relazione. Il disagio per la separazione dalla nuova convivente era evidentemente traboccato. Erano insieme da sette anni ma non andavano più d’accordo, la giovane mamma si era messa in lista d’attesa per una casa popolare e a giugno 2024, quando le venne assegnata, ci si trasferì con le bambine. «Non è mai stato un tipo tranquillo ma non aveva mai manifestato così tanta violenza», spiegò la ventiquattrenne ai carabinieri.
Davanti al gip Stefano Colombo l’uomo decise di avvalersi della facoltà di non rispondere ma chiese in che condizioni fosse la ragazza. Il senso di colpa non lo abbandonerà facilmente.
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