CONTESTO ESPOSITIVO
Al Pac un omaggio a 22 artisti argentini
Milano ospita la mostra con lavori realizzati nel corso degli ultimi cinquant’anni: sculture, installazioni e performance

Il manifesto che promuove ARGENTINA. Quel che la notte racconta al giorno, a cura di Andrés Duparte e Diego Sileo in corso al PAC a Milano, raffigura due nani che trattengono un cubo di ghiaccio quale rimando agli estremi socio-politici del paese Sud Americano. Per sua natura refrigerante, il ghiaccio se trattenuto a lungo può produrre ustioni.
Così la lacerante storia dell’Argentina, con il passaggio negli anni Settanta dalla democrazia a una dittatura militare sostenuta dalla CIA, dove scomparvero oltre 30.000 persone dando vita al fenomeno dei desaparecidos. Il ritorno alla normalità avvenne nel 1983, ma i tormenti a tutt’oggi non sono finiti poiché ora è di nuovo in balia di un soggetto che ha svolto la sua campagna elettorale brandendo, ad ogni comizio, una motosega e promettendo la cancellazione dell’assistenza sociale, del ministero della cultura e la libera compravendita di organi umani oltre ad avere in più occasioni definito Papa Francesco un imbecille.
Tornando alla mostra va ricordato che il titolo è un omaggio al romanzo Que La Noce Le Cuenta Al Dia dello scrittore di origini italiane Hèctor Bianciotti, chiaro rimando alla dicotomia tra le tenebre e la luce. Il contesto espositivo comprende opere di 22 artisti di diverse generazioni con lavori realizzati nel corso degli ultimi cinquant’anni attraverso sculture, installazioni, alcune site-specific, video, fotografia e performance.
Quanto l’incidenza della dittatura militare abbia influito sulla creatività degli artisti lo si evince dalle opere di Cristina Piffer , Adriana Bustos, Marta Minujim e Gabriela Sacco. La prima accosta frammenti di carne, viscere, grasso animale e sangue disidratato per alludere alla decimazione delle popolazioni native per mano dei militari al fine di appropriarsi di nuovi territori per coltivazioni intensive. Adriana Bustos su due schermi proietta contemporaneamente i filmati delle cerimonie sportive avvenute nel corso del XX secolo in contesti politici autoritari. Sul primo schermo scorre il documentario Olympia diretto da Leni Riefensthal sui Giochi Olimpici nel 1936 durante il governo nazionalsocialista di Hitler; su quello accanto la cerimonia di apertura dei mondiali di calcio in Argentina nel 1978 alla presenza del dittatore Jorge Rafael Videla. I trenta metri di bocche urlanti accostate da Gabriela Sacco sulla lunga balconata del PAC contestualizzano Bocanada e alludono alla rabbia nei confronti della violenza subita negli anni governati dalla giunta militare. La gioia per il ritorno alla democrazia è affermata dalla realizzazione di El Partenòn de libros di Marta Minujin: un’installazione composta da una architettura di ferro ricoperta dai 20.000 libri che erano stai proibiti nel corso della dittatura di Videla.
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