NEL BIANCO
Alla ricerca della neve a San Bernardino
Nel Cantone Grigioni italiano, è raggiungibile in auto in meno di un’ora e mezzo da Varese

Nonostante la fine di gennaio con assaggio di primavere, oltre i 2.000 metri la neve dovrebbe tenere ancora per un po’. E così per chi volesse regalarsi ancora qualche ciaspolata prima del ritorno dei fiori e dei verdi prati, una delle mete perfette per concedersi una giornata nel bianco che più bianco non si può, è il San Bernardino. Si è nel Grigioni italiano, a meno di un’ora e mezzo da Varese.
Partendo dall’omonimo villaggio, una serie di saliscendi conducono verso il Passo, attraversando un paesaggio formato da collinette e punteggiato dalle tipiche formazioni rocciose arrotondate e modellate dai ghiacciai. Il percorso parte dal centro del villaggio e conduce verso nord, passando a fianco della fonte minerale di San Bernardino, il cui potere curativo era già noto in epoca romana.
Una seconda giovinezza della sorgente viene riconquistata nel 1823, grazie alla costruzione della strada carrozzabile per il passo: con l’arrivo di famiglie di nobile estrazione sociale provenienti dalla vicina Italia, richiamate dalle qualità terapeutiche delle sue acque, San Bernardino diventa un’affermata località termale. Se questo tipo di turismo vede la sua fine con le guerre mondiali, oggi i visitatori sono attirati dalla Mesolcina per il suo peculiare paesaggio naturale.
Ritornando sulle ciaspole, infatti, da Gareida Sot l’itinerario prosegue a ridosso di Gareida Sora in direzione dell’antica strada romana per il passo che, costeggiata e attraversata diverse volte lungo il percorso, porterà al Laghetto Moesola. Il piccolo lago si trova nel punto più basso della traversata del valico in un avvallamento tra il Pizzo Moesola e il Pizzo Uccello. Quest’ultimo, dalla forma piramidale e alto 2.724 metri, è l’emblema di San Bernardino e, soprattutto nella prima parte del percorso, lo si può ammirare nella sua silhouette più affascinante, proprio come quella di un volatile pronto a spiccare il volo.
La risalita verso il passo del San Bernardino avviene attraverso svariate collinette, tipiche della zona che rappresentano un paesaggio dichiarato d’importanza nazionale. Infatti le torbiere che si trovano sotto la coltre nevosa figurano tra i più vasti paesaggi svizzeri con dossi modellati dai ghiacciai, intercalati in estate da innumerevoli laghetti. D’inverno, invece, ricoperte di neve, il paesaggio appare come una serie di collinette ricoperte di panna montata dove luci e ombre disegnano un paesaggio incantevole grazie anche al vento (lassù protagonista spesso e volentieri) che, a onde, modella la neve.
Ora il valico del San Bernardino è a pochi passi. In passato il passo era chiamato Mons Avium, ossia la montagna dell’uccello, mentre il suo nome attuale lo deve al Santo Bernardino da Siena, il nome delle origini venne in seguito trasferito dal passo alla montagna a fianco, appunto il Pizzo Uccello. Una volta giunti sull’altopiano del passo si è catapultati in un ambiente alpino vastissimo dove si è praticamente da soli con la natura. Le uniche testimonianze della presenza dell’essere umano sono la traccia delle ciaspole che solca la neve e il piccolo edificio dell’ospizio del San Bernardino che, minuscolo, spunta nell’immensità della coltre bianca.
Il sentiero di ritorno segue il fiume Moesa e passa sopra il Pont Nef, il nuovo ponte. Fu costruito nel 1864 in sostituzione dell’ormai decadente ponte ad arco, allora denominato in onore del re sardo Vittorio Emanuele, il cui regno partecipò al suo finanziamento dal 1819 al 1823. Il ponte era in effetti uno snodo cruciale sulla vecchia via commerciale che collegava i centri economici lombardi e piemontesi al Nord Europa. Al di sopra del ponte si riconosce ancora il passaggio dell’antica via, mentre un pannello informativo rievoca il cosiddetto “ponte de re”. Da qui, infine, un altro tratto nella foresta e passando per la Capanna Genziana, il tour finisce di nuovo nel villaggio di San Bernardino.
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