OPERAZIONE HYDRA
«Alleanza tra le mafie in Lombardia», risarcimenti anche a Varese
Il Comune parte civile. Oltre 60 condanne in abbreviato, 45 imputati a processo
Il “sistema mafioso lombardo“, dove convivono in un’unica organizzazione criminale esponenti di ‘ndrangheta, Cosa nostra e camorra per spartirsi affari e controllo del territorio tra Milano e la provincia di Varese, esiste. Lo ha deciso ieri sera nell’aula bunker del carcere di Opera la gup del Tribunale di Milano Emanuele Mancini, condannando 62 persone nell’ambito dell’inchiesta “Hydra” di Procura Distrettuale Antimafia di Milano e Nucleo investigativo dei carabinieri sulla cosiddetta “supermafia” o “mafia a tre teste”. Su 80 imputati che hanno scelto il rito abbreviato e accusati a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico e spaccio di droga, tentata rapina, detenzione abusiva di armi, intestazione fittizia di beni, frode fiscale e omesso versamento delle imposte, riciclaggio e false fatture, dopo oltre sei ore di camera di consiglio la gup ha disposto 62 condanne per oltre 500 anni di carcere complessivi. Invece, sono state 18 le assoluzioni. Tra le condanne in abbreviato la pena più alta, 16 anni, è toccata al legnanese Massimo Rosi, affiliato alla locale di Legnano e Lonate Pozzolo. Rosario Abilone, siciliano di Castelvetrano ma residente a Taino, è stato condannato a 13 anni e 4 mesi, mentre Giacomo Cristello, altra figura di spicco della cosca di ‘ndrangheta di Legnano e Lonate Pozzolo, si è visto infliggere 11 anni. Da notare che Francesco Bellusci, anche lui affiliato alla ‘ndrangheta di Lonate Pozzolo, è stato condannato a quattro anni e mezzo. Nel suo caso la gup ha concesso le attenuanti derivanti dalla sua collaborazione con l’Autorità giudiziaria.
CONFISCHE E RISARCIMENTI
Il gup ha disposto confische per quasi mezzo miliardo di euro. Confische che arriveranno se la sentenza dovesse diventare definitiva. Il giudice ha anche ordinato la confisca di circa 225 milioni di euro, che erano già stati sequestrati nel 2023 dal gip Tommaso Perna. Somma che la Procura, nelle indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, ritiene il «profitto del reato associativo», ossia del «sistema mafioso lombardo». In più, è stata disposta la confisca di circa 218 milioni di euro riconducibili ai fratelli Abilone, in particolare come presunti crediti Iva fittizi. E ancora confische di altre somme per circa 10 milioni. Il giudice ha anche riconosciuto risarcimenti, da quantificarsi in sede civile, per le parti civili, tra cui il Comune di Milano, quello di Varese, la Regione Lombardia, la Città metropolitana di Milano, ma anche due associazioni come Libera e WikiMafia. E provvisionali immediatamente esecutive da 10mila euro per ciascuna delle parti civili.
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