ANSIA
Bastano pochi minuti per star bene

«Ho avuto una raffica di fitte improvvise fra il braccio e il cuore. Cosa dite che è? Devo preoccuparmi?»: è un messaggio vocale mandato via WhatsApp in una chat di amiche. Quelle del cuore. E una risponde all’altra: «Mi sa che è un attacco di ansia. Mettiti calma e respira».
È un dolore fisico che assomiglia a un attacco di cuore o a un pugno nello stomaco. E a un nodo alla gola che non permette di respirare. È quel segnale che arriva all’improvviso dal nostro Io più profondo. È un grido di aiuto: bisogna fermarsi, ascoltarlo e respirare. Per poi fare spazio e pulizia, mentale e fisica.
Ci sono oggetti, persone, azioni che non dobbiamo continuare a tenere, frequentare e reiterare. Perché ci provocano ansia. «Bisogna partire da se stessi, non abbiamo bisogno di nessun guru che ci dica cosa fare o cosa non fare. Perché a volte è necessario stare fermi, non compiere azioni», spiega Carina Fisicaro, coach e fondatrice di DonnaOn, un movimento per l’empowerment dell’anima.
Gli antichi greci, lo hanno sempre saputo. È quel gnōthi seautón, conosci te stesso, scritto sul pronao del tempio del Dio Apollo a Delfi e che per secoli ha influenzato i più importanti pensatori della cultura occidentale.
Fisicaro che si occupa di coaching spiega: «La prima regola è iniziare a rivedere cosa è superfluo per fare spazio e cosa non è indispensabile da poter lasciare andare. È una esigenza fisica e mentale perché altrimenti si rischia la deriva». Per fare questo la coach suggerisce: «Partiamo da una auto indagine: prendiamoci 5 minuti al mattino di silenzio, senza telefono in completa solitudine. Se serve, alziamoci prima che la casa si svegli e rimaniamo concentrati su di noi».
Un metodo può essere di accendere una candela, come sottolinea: «Anche chi non ha tempo, con quel rito trova un minuto per pensare a sé è come dare vita a una luce nell’universo». Fisicaro spiega: «Tutti i leader e gli imprenditori sanno quanto sia importante prendersi del tempo per stare soli. Da qui, a cascata, si riacquista lucidità, parlando e agendo meglio perché si è più centrati e non in affanno».
Fisicaro sottolinea: «Di fronte a un attacco di ansia: respira. Aspetta, respira e ascolta perché sarà un modo per prendere consapevolezza. Usiamola per rimettere a posto e per trovare un modo di vivere più adatto a noi».
Del resto l’ansia è un male condiviso: secondo i dati Istat del 2018, in Italia soffre di disturbi di ansia il 7 per cento della popolazione sopra i 14 anni, ovvero 3,7 milioni di Italiani; gli ospedalizzati sono 111 ricoverati ogni 100mila abitanti. Con l’ansia gli italiani ci convivono.
La psicologa Federica Deiana dà un metodo semplice per gestire gli attacchi: «Non bisogna contrastare l’ansia, non è un nemico ma un alleato. Meccanismi neurofisiologici vengono attivati dall’organismo e dal cervello quindi bisogna lasciare fluire: il respiro sarà un alleato anche sembrerà di non avere aria».
Entrando nel concreto, spiega: «Quando sentite che sta arrivando un attacco, stendetevi in una posizione comoda. Potere stare anche seduti, ma in silenzio e tranquilli. E senza opporvi la accogliete cercando di capire dove è maggiormente localizzata per poi appoggiare la mano destra sul punto dove avete somatizzato. Nel mentre, respirate profondamente con il diaframma e svuotate i polmoni. Il tutto per tre o quattro minuti. E visualizzate un fiore, un luogo o un profumo che vi diano una sensazione positiva».
Conclude la psicologa Deiana: «In questo modo si riacquista la calma e si abbassano i battiti. Ricordare che è una nostra parte che ci chiama per prenderci cura di noi e dei nostri bisogni non espressi».
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