LA TRAGEDIA
«Antonio non correva». Indagini sulla dinamica
Cadegliano, morte sulla 233: che ci faceva lì la bisarca? Il dolore dei famigliari del motociclista da Valganna alla Calabria
«Antonio non andava forte. E quel camion lì non doveva esserci». Lo afferma un parente di Antonio Zappani, il 42enne residente a Valganna e morto lunedì a seguito di un incidente stradale avvenuto sulla Strada statale 233, a Cadegliano Viconago. Lo dice con un filo di voce, sconvolto dal dolore di chi ha perso una persona cara. Un ragazzo venuto dalla Calabria fino al confine con la Svizzera per trovare lavoro e costruirsi il futuro che cercava.
Il congiunto inoltre respinge le ipotesi e i commenti circolati nelle ore successive all’incidente riguardo a possibili responsabilità del motociclista. Chiaramente la dinamica dell’incidente dovrà essere valutata dalle forze dell’ordine e dall’autorità giudiziaria a seguito dei rilievi effettuati ma, purtroppo, l’unica cosa certa è che, ancora una volta sulla Ss 233 è scomparsa una vita. Nei pressi del Garage Monico, dov’è avvenuto lo schianto, si arriva dopo una rotonda, la carreggiata si restringe, disegna un paio di “esse” in discesa e sull’asfalto c’è la linea continua.
SULLA VIA DEL LAVORO
«Antonio - racconta ancora il parente - era un ragazzo serio e tranquillo. Stava andando al lavoro alla Trasfor di Monteggio, in Canton Ticino ed era in anticipo sull’orario di inizio del turno delle 14. Per questo sono certo che non andasse forte». Secondo il famigliare, il fatto che fosse in anticipo sull’orario escluderebbe una guida particolarmente veloce per raggiungere la storica azienda di ricerca, progettazione e produzione di trasformatori e reattori. Alla Trasfor, però, Antonio Zappani non c’è mai arrivato: «Lì quel camion non doveva esserci. Lui ha frenato ma è caduto», ripete il congiunto. Stando infatti a una prima ricostruzione, Zappani, per evitare di tamponare la bisarca carica di auto, ha perso il controllo della moto ed è scivolato, andando a sbattere fatalmente.
Restano tuttavia da chiarire le circostanze che hanno portato i due veicoli a trovarsi in quella situazione e l’esatta sequenza degli eventi. Al momento, quindi, la dinamica esatta dell’incidente è ancora al vaglio dei carabinieri.
Saranno gli accertamenti e le eventuali perizie a chiarire la posizione dei mezzi coinvolti e le cause che hanno portato alla caduta del motociclista.
A piangerlo non è soltanto Ganna, la frazione dove abitava ma anche la comunità calabrese: Caroniti, frazione di Joppolo, sul Mar Tirreno, nella Costa degli Dei. Lì vivono ancora il padre Agostino e la madre Domenica, mentre anche il fratello Francesco si era trasferito al Nord da qualche anno. E così si sta valutando se celebrare i funerali proprio nel paese di origine. Antonio, Tony, era lontano da “casa” ma qui si era realizzato: era appassionato di moto e aveva appena comprato casa: «Era felice. Ci mancherà tantissimo», racconta ancora il suo parente. Mentre un amico, sui social del nostro giornale, aggiunge: «Ciao Antonio, eri un collega di lavoro bravo, gentile e disponibile. Sono senza parole».
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