RIFLESSIONE
Berlusconi, Acerbi e quei matti dei giudici
L’applicazione della legge e tanta disinformazione su un caso delicato

Non sono passati nemmeno 25 anni e il sogno di Silvio Berlusconi è pronto per diventare realtà: nel 2003 a Porto Rotondo, Super Silvio disse che per fare i giudici bisognava essere matti, mentalmente disturbati, in preda a turbe psichiche. Ora, come annunciato dal ministro Nordio, il governo vuole finalmente tributare alla buonanima del Cavaliere, il più affettuoso degli omaggi introducendo test psicoattitudinali per accedere ai concorsi della magistratura.
Non è ben chiaro se, in onore di Berlusca, potrà fare il giudice chi risulterà effettivamente matto oppure il contrario, ma tant’è, lo capiremo a breve. La verità, al di là delle facili ironie su pagliacciate mai viste alle quali stiamo assistendo da un anno e mezzo, è che per fare il magistrato devi osservare le leggi dello Stato in modo rigoroso. Non miope o privo di umanità, ma retto e preciso senza farti condizionare da quello che sembra evidente ma che non è provato in modo inoppugnabile.
Ci sembra, in questo senso, utile e di servizio chiarire alcuni aspetti della sentenza che ha assolto il calciatore dell’Inter Francesco Acerbi dalle accuse di razzismo da parte del giocatore del Napoli Juan Jesus. Ohibò, che c'entra il calcio con un tema così importante come quello della rettitudine dei giudici? C’entra, perché forse non tutti sanno che i magistrati del calcio sono magistrati veri e c’entra perché un tema come il razzismo, ma anche il rispetto delle regole, è molto più ampio rispetto alle patetiche polemiche della pelota nostrana e non lo si può strumentalizzare per motivi di tifo.
In breve, i fatti: durante Inter-Napoli, Acerbi e Juan Jesus bisticciano. Quest'ultimo, brasiliano di colore, si sente offeso da un insulto del difensore nerazzurro e riferisce all’arbitro di essere stato apostrofato come “negro”. Acerbi si scusa per aver esagerato, afferma (il labiale è evidente) di non essere razzista e la cosa si chiude lì. L’arbitro però, come suo dovere, annota tutto sul referto e scatta l’indagine della procura federale.
Juan Jesus conferma la sua versione, Acerbi afferma di non aver profferito insulti razzisti. Martedì il giudice sportivo ha assolto Acerbi per insufficienza di prove. Tutto normale? Registrazioni audio non ce ne sono, unico testimone dell'accusa è la presunta vittima e non vi è certezza che l’insulto di Acerbi sia stato realmente razzista e non magari frainteso da Juan Jesus tra le urla di 80mila tifosi.
Regola d’arte del diritto, si può dire, ma quello che è problematico è quanto è accaduto tra il fattaccio e la sentenza. Ovvero, per essere raffinati, una shitstorm mediatica che ha condannato preventivamente Acerbi, preconizzandone anche l’immediato licenziamento da parte dell’Inter e il sempiterno stigma del razzista. In questo senso la stampa ha fatto l’ennesima operazione di distorsione mentale con false informazioni a livelli mai visti, come ad esempio che nel diritto sportivo l’onere della prova spetterebbe alla difesa e non all’accusa.
Dimenticando, o ignorando, l’articolo 44 comma 2 del codice di giustizia del Coni che dice esattamente il contrario, omologando il diritto sportivo a quello ordinario. Alla fine però, al di là di come sia andata davvero sul campo, la magistratura sportiva, ha deciso in base alle evidenze e, senza prove documentali, inevitabile è stata l'assoluzione. Follia? No, legge.
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