BODY POSITIVITY
Essere fieri di quel che si è

Ci sono oltre 12 milioni di post con hashtag >bodypositive su Instagram. La parola d’ordine del momento è Body Positivity, ovvero il concetto di bellezza inclusiva. Ha il supporto di personalità celebri, dalle star di Hollywood a quelle dei reality fino alla comunità online.
A ricordare che il body positivity non è solo un movimento per donne over-size è stata anche la supermodella Bella Hadid che ha sfilato sul red carpet del Met Gala 2019 con un abito di Moschino tagliato per “esporre” quel che ogni donna comune avrebbe nascosto: le smagliature sui fianchi.
E ancora Gucci, che per presentare la sua prima collezione make-up ha ritratto bocche imperfette, perfino con denti storti. Si tratta di una tendenza: essere fiere di essere normali. Nè grasse né magre, tanto che le modelle più richieste portano dalla taglia 44 in su, considerate belle perché floride.
Il termine “body positivity” nasce tra il 2010 e il 2011 grazie ad alcune donne oversize, il più delle volte di colore, che postavano dei contenuti sui social media con l’hashtag >bodypositivity per promuovere un messaggio positivo dedicato a chi ha un corpo che non rientra nei canoni pre-definiti della “bellezza”.
E se inizialmente, il body positivity ruotava attorno al concetto che i chili di troppo non devono essere un limite, man mano si è esteso e ha inglobato persone con disabilità, sfigurate o trans, cioè tutti coloro che non trovavano rappresentazione sulle copertine delle riviste, nei film, in TV o sui manifesti. Insomma, il Body Positivity è il rifiuto dello standard.
Uno dei simboli del movimento è Ashley Graham, prima curvy ad affermarsi tra tante modelle-stecchino, ma pian piano i punti di riferimento sono aumentati e le iniziative che sposano la filosofia de “l’imperfetto è bello, giusto e normale” si sono moltiplicate.
Si direbbe dunque che sia iniziata l’era della normalità. Una delle icone della moda è la modella olandese Jill Kortleve, 26 anni, e sul suo profilo Instragram scrive: «Se non ami te stesso, come diavolo potrai mai amare qualcun altro?». È stata lei lo scorso febbraio ad aver lanciato il numero rivoluzionario della rivista Vogue Paris dedicato alle donne “Belle, differenti e fiere di esserlo”.
Fisicamente Jill Kortleve non è diversa dalle star del momento, Billie Eilish e la “nostra” Elettra Lamborghini, non filiformi ma neppure in sovrappeso. E dunque anche il mondo della moda ne prede atto a partire dal casi Gucci che con il suo direttore creativo Alessandro Michele ha riportato il marchio al successo puntando proprio sui millennials.
A beneficio degli stessi brand, premiati per la loro disponibilità ad allargare le maglie della “bellezza“: lo dimostra il successo della campagna beachwear di H&M - diventata un caso lo scorso anno - che ha scelto come modella per indossare i suoi costumi una ragazza normale e senza addome scolpito.
Attenzione, infine, il Body Positivism veicola messaggi ben diversi dalla celebrazione della grave obesità che è una malattia. E sapere che anche le modelle hanno la buccia d’arancia sulle cosce, le smagliature sui fianchi rende tutte più serene. Evviva la normalità.
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