PROCESSO TROPPO LUNGO
Tempi infiniti del giudice di pace: condannato il Ministero
Nove anni per una decisione di primo grado a Busto Arsizio. La Corte d’Appello di Milano: 400 euro per ogni anno di ritardo
Nove anni per non avere nemmeno un giudizio di primo grado. Stavolta, però, i cronici ritardi del giudice di pace di Busto Arsizio, già denunciati dal presidente del distretto della Corte d’Appello di Milano, Giuseppe Ondei, oltre che dagli avvocati del Foro di Busto, sono costati una condanna del Ministero della Giustizia per violazione del termine ragionevole di durata del processo.
Rinvio al 2028
A emetterla la Corte d’Appello civile di Milano che ha accolto un ricorso presentato dall’avvocato Salvatore D’Angelo per conto di HYPERLINK “https://www.italiarimborso.it/“ItaliaRimborso, una società che assiste passeggeri vittime di disservizi aerei. Tutto nasce da due distinte azioni civili. Obiettivo: ottenere dalla compagnia Neos un risarcimento previsto dalle norme comunitarie, in relazione a un volo in ritardo sulla tratta Cancun-Roma Fiumicino del giugno 2019. Il procedimento presupposto risale all’aprile 2020, poi le due azioni civili sono state riunite nel 2024, ma sino a oggi non si è mosso nulla. Anzi, il giudizio è stato rinviato per la precisazione delle conclusioni ad aprile 2028. Si arriva così a nove anni complessivi dal disagio per una decisione di primo grado. Forte di quanto prescrivono sia la Convenzione europea dei diritti dell’uomo (che garantisce a chiunque il diritto a un processo in tempi ragionevoli) sia la legge Pinto (che fissa in tre anni la durata ordinaria di un giudizio civile di primo grado), la corte d’appello civile ha riconosciuto un indennizzo di 400 euro per ogni anno di ritardo irragionevole, oltre interessi e spese legali. Una cifra simbolica, ma sufficiente a ribadire che la lentezza della macchina giudiziaria genera responsabilità dello Stato. Fatto significativo, la Corte d’Appello ha ritenuto ammissibile la domanda prima della sentenza definitiva.
Processi lumaca
«Questa decisione conferma un principio semplice: i cittadini hanno diritto a un processo che non si trascini per anni. Il nostro obiettivo è tutelare i passeggeri, ma anche richiamare l’attenzione su un problema strutturale che non può più essere ignorato», ha commentato l’avvocato D’Angelo. «La Corte ha riconosciuto l’irragionevolezza del ritardo, ma il vero tema è un sistema che costringe i cittadini a chiedere giustizia sulla giustizia. Finché non si interviene sulle cause strutturali, continueremo a vedere procedimenti che si arenano per anni senza alcuna giustificazione. Basti pensare che nel 2025 sono stati corrisposti dallo Stato ben 207 milioni di euro a titolo di indennizzo previsti dalla legge Pinto per irragionevole durata del processo».
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