STYLE
Capelli, un mondo di tinture

Osare. Sembra questa la parola d’ordine per quanto riguarda le tendenze colore capelli degli ultimi anni.
Se da un lato, infatti, sono le colorazioni e gli effetti naturali – il balayage su tutti – a incantare star e comuni mortali, le tinte pazze conservano un fascino particolare, che spinge verso colori pastello e nuance fluo.
Sorge, dunque, spontanea una domanda: le tinte permanenti per capelli possono danneggiare la chioma? Una preoccupazione condivisa da moltissime donne – come rivela una ricerca di AstraRicerche per Garnier – specialmente perché si teme che la presenza di ammoniaca possa rovinare i capelli o far loro perdere luminosità. Pur essendo una sostanza effettivamente presente in molte tinte permanenti – l’ammoniaca permette di aprire le squame del capello e farvi così penetrare i pigmenti colorati – si tratta di un ingrediente sempre più sostituito per non dover rinunciare alla salute del capello in nome di un cambio di colore.
Persino le colorazioni casalinghe, infatti, permettono di ottenere dei risultati quasi professionali senza pregiudicare la qualità del capello, rimpiazzando l’ammoniaca con degli oli, che consentono al colore di penetrare nel fusto, attivando però in maniera molto più delicata il processo di ossidazione.
È innegabile, infatti, che l’attenzione di esperti coloristi, quanto degli stessi consumatori, sia sempre più attratta verso tinte non solo senza ammoniaca, ma anche composte da pigmenti naturali quasi al 100 per cento.
Il professor Jiaxing Huang della Northwestern University, ad esempio, ha provato a dimostrare come il grafene possa essere utilizzato per delle colorazioni naturali - il nero corvino, ad esempio, difficilissimo da replicare - perché non tossico e duraturo.
Dall’università di Leeds in Gran Bretagna, invece, è stata pubblicata una ricerca su come il ribes nero possa fornire ottime proprietà coloranti e aiutare a ottenere i tanto desiderati >purplehair.
Sono innegabili i vantaggi che si potrebbero ottenere dall’uso di estratti vegetali per la colorazione della chioma: non solo in termini di inquinamento ambientale, ma anche per i consumatori che vedrebbero ridursi il rischio di allergie, grazie a oli come quello di monoi o jojoba, che proteggono la cute.
Un altro vantaggio di questo tipo di colorazioni vegetali è che, non essendo completamente coprenti, eliminano il problema di uno stacco troppo netto della ricrescita. La colorazione ottenuta, infatti, non è compatta, ma disuniforme e, fortunatamente, ben lontana dall’effetto «lucido da scarpe» tanto amato un tempo.
E i capelli bianchi? Divengono punti luce da sfruttare all’interno della chioma, permettendo così di lavorare con diverse tonalità! Più adatte anche in caso di gravidanza perché non penetrano nel capello, ma vi si appoggiano solamente, le tinte a base vegetale hanno un unico limite al momento: l’impossibilità di replicare toni molto scuri, decolorazioni e schiariture come shatush e balayage, che devono ancora essere eseguite con metodi tradizionali.
© Riproduzione Riservata