LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE
Carburanti, i prezzi ballano ed esplodono i costi occulti
Anche 70mila euro per assicurare le navi che portano il greggio. La testimonianza del titolare della Sommese Petroli
«Come ho vissuto queste settimane? Direi male, ma non rende bene la complessità di quanto stanno vivendo le aziende che, come la mia, sono legate a doppio filo al settore petrolifero. Tutto il sistema di distribuzione carburanti è in fibrillazione». A parlare è Renato Chiodi, titolare della Sommese Petroli Spa, di Somma Lombardo, che dal 1969 si occupa della commercializzazione e distribuzione di prodotti petroliferi, con un fatturato di circa 240 milioni di euro e una squadra di 60 dipendenti. «E devo anche dire – aggiunge Chiodi – che prima della preoccupazione per la mancanza di prodotto, viene quella per i costi indotti».
SPESE OCCULTE
La domanda dei consumatori, anche se consapevoli della situazione geopolitica mondiale e della tregua precaria in atto nel Golfo, è una sola: perché aumentano i costi dei carburanti? La quotazione ballerina del petrolio ha sicuramente la sua importanza, ma non è l’unica ragione. «La verità è che siamo di fronte a una vera e propria esplosione dei costi occulti – spiega Chiodi – quelle spese di cui nessuno parla ma che vanno a incidere pesantemente sui bilanci aziendali». Qualche esempio? Quello più evidente – e anche di peso – riguarda l’assicurazione delle navi. La cifra nel giro di poche settimane è passata dai circa mille euro al giorno ai 70mila euro giornalieri. «Di fronte a queste cifre – spiega l’imprenditore varesino – si capisce perché poi i prezzi continuino a salire». Anche i costi del noleggio delle navi si sono moltiplicati, così come quelli determinati dal personale costretto a rimanere fermo al largo in attesa che Stati Uniti e Iran firmino un accordo. «Mi sembra chiaro perché quello dell’approvvigionamento è un problema che esiste ma passa in secondo piano», sintetizza Chiodi.
LA SCORTA
C’è un altro elemento da tenere in considerazione. «Le compagnie petrolifere sanno già – spiega Chiodi – che nei prossimi mesi avranno inevitabilmente un buco nei rifornimenti, perché lo stop attuale delle navi non garantisce la continuità nel tempo. E questo provoca tensione sui prezzi. È un mercato in continua fibrillazione».
LE ACCISE
C’è una data che chi lavora nel settore petrolifero non dimentica: il 18 marzo, giorno in cui il governo Meloni ha tagliato le accise. Boccata di ossigeno per i consumatori, un po’ meno per gli addetti ai lavori. «Il taglio è stato fatto dalla sera alla mattina – sottolinea l’imprenditore varesino – e va a impattare sulla filiera. Parto dall’ultimo anello della filiera, i gestori. Si trovano a vendere litri di carburante già pagato a 20 centesimi in meno rispetto al previsto».
VIE DI USCITA
Come se ne esce? «Difficile fare ipotesi – sintetizza Chiodi – anche perché la politica non ci aiuta in questo. Negli ultimi venti anni in Europa sono state chiuse 36 raffinerie e non si è pensato a una alternativa. In più abbiamo una Europa che con la politica del green deal ha scoraggiato chiunque avesse anche solo una vaga idea di investimento in questo settore. Ora abbiamo di fronte la nostra debolezza e l’evidenza di quanto siamo dipendenti dagli eventi geopolitici mondiali». Difficile credere che la tempesta dei prezzi sia finita.
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