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Le dimore dove si respira arte

Una casa museo è un museo abitato anche dalle nostre emozioni. Un luogo che ha conosciuto una vita che rivive ogni volta che qualcuno lo visita. O, come spiega Rosanna Pavoni nel suo libro dedicato alle case museo in Italia, una casa museo è un luogo in cui si sono conservate «tracce che chi ha abitato la casa ha lasciato dietro di sé, nelle stanze, tra i mobili e gli oggetti».
Entrare in una casa museo è seguire quelle tracce, metterle insieme fino a ottenere una storia da vivere in prima persona. Storia personale del proprietario della casa o delle generazioni che vi hanno abitato, ma anche testimonianza della cultura e della società, del territorio, del suo paesaggio e della sua gente.
Le case museo in Italia e nel mondo sono moltissime, palazzi, ville, case d’artisti, appartamenti cittadini o abitazioni rurali: in tutte passa la voce narrante di chi le ha volute, acquistate, abitate, costruite.
Per valorizzare questa tipologia museale nel 1998 è stato istituito Demhist, il Comitato Internazionale Dimore Storiche Museo. In Italia finora settanta case museo sono così entrate in una rete virtuosa che opera per una sempre migliore gestione e fruizione di questi luoghi e offre delle linee guida. Ma numerose sono anche quelle fuori da questo circuito.
Demhist ha individuato differenti tipologie che corrispondono a diversi modi di raccontare la storia delle case diventate museo. La prima comprende le case di uomini illustri: scrittori, artisti, musicisti, politici, eroi militari, imprenditori... Ne sono un esempio, la casa museo Giovanni Pascoli, a San Mauro Pascoli, dove il poeta trascorse gli anni dell’infanzia, ricordata con affetto nelle sue poesie; oppure la casa natale di Gabriele D’Annunzio a Pescara, uno scrigno di ricordi che affiora nei testi del poeta, legatissimo alla terra natia. O, ancora, a Forlimpopoli la casa del padre della cucina italiana, Pellegrino Artusi, o la casa natale di Giovanni XXIII a Sotto il Monte Giovanni XXIII, vicino a Bergamo.
Nella categoria case di collezionisti sono comprese le dimore volute, ideate, arredate da collezionisti. Testimoniano la passione per il collezionare e il gusto dell’abitare di un determinato periodo storico. Diverse tra loro ma unite dalla passione di chi le ha arredate, immaginate e vissute. È il caso delle milanesi Bagatti Valsecchi, Boschi di Stefano, Poldi Pezzoli, e Necchi Campiglio.
Ci sono poi le case “della bellezza” in cui è l’edificio stesso l’opera d’arte, come Palazzo Spada a Roma o la palladiana villa Emo a Vedelago, nella campagna tra Vicenza e Treviso.
Ci sono case museo che sono state protagoniste di un evento significativo per un territorio: sono le case testimoni di eventi storici come le case di Ercolano (unica per ora della categoria), protagoniste dell’eruzione del Vesuvio del 79 d. C, e testimonianza ancora oggi della quotidianità dell’abitare della società romana di età imperiale.
Alcune dimore sono state riconosciute come luoghi di memoria dalla comunità locale (case volute da una comunità): a Repen - nel più piccolo comune della provincia di Trieste, - si trova la casa carsica, che racconta la vita rurale della minoranza slovena in questo angolo del Carso triestino.
Altre due categorie sono rappresentate dalle dimore nobiliari e dai palazzi reali e luoghi del potere (Reggia di Caserta, Palazzo Reale di Torino, o Castel Velturno, nella val d’Isarco, voluta nel XVI secolo dal principe vescovo di Bressanone).
Infine alla categoria delle case a carattere etnoantropologico (spesso assimilabili a ecomusei che hanno avuto in tempi recenti una rinnovata fortuna) appartengono i luoghi legati alla vita contadina, che raccontano storie di una società preindustrializzata, attraverso utensili, mobili e altri oggetti di lavoro e uso comune.
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