L’ALLARME
«Ce li mostri»: via con i gioielli
A Beata Giuliana ennesima anziana truffata
Verso le 10.30 del mattino arriva la telefonata: «Mi scusi signora sono il comandante dei carabinieri di Varese. L’avviso che c’è stata una rapina in gioielleria. Dobbiamo venire a casa sua per una breve verifica sui preziosi di sua proprietà per essere sicuri che quelli rubati non siano i suoi». Detta così, a mente fredda, sembra una frase da non credere. Eppure, i modi persuasivi con cui si esprimono i truffatori e i toni falsamente professionali con cui si approcciano al telefono con gli anziani, li rendono credibili. Anche perché esordiscono la chiamata riferendo con precisione le generalità di chi sta dall’altro capo del telefono, oltre all’indirizzo di casa. Si rendono altamente credibili. E stavolta hanno preso di mira una donna del quartiere di Beata Giuliana.
«Non si preoccupi signora - l’ulteriore precisazione - non chiami suo figlio perché è già qui con noi. L’abbiamo chiamato noi. Lei provveda solo a mettere i suoi gioielli sul tavolo che passerà un collega per la verifica. Si tratta di una cosa molto rapida». Come reagire in questi casi? Le forze dell’ordine dicono e ripetono che, quando si sentono queste frasi, bisogna subito attaccare. Tagliare la conversazione per non lasciarsi persuadere da questi personaggi che sono dotati di capacità psicologiche al limite dell’ipnosi.
Tanto è vero che l’anziana bustocca, terminata la telefonata, non ha minimamente messo in dubbio che l’avessero contattata dei truffatori. Ha preparato orologi, anelli e bracciali sul tavolo, non ha chiamato il figlio per avvisarlo della cosa e ha atteso che arrivasse il carabiniere per la verifica.
Come da accordi poco dopo si è presentato l’addetto in borghese. Ha guardato i gioielli, di valore approssimativo attorno ai tremila euro ma di altissima importanza affettiva, essendo regali di famiglia, e ha detto alla donna che doveva ritirarli per la verifica precisa: «Non si preoccupi signora - il solito refrain - ora torno in centrale e li riconsegno direttamente a suo figlio che glieli riporterà a casa. Non si preoccupi di nulla».
In verità l’anziana signora doveva preoccuparsi parecchio, perché quei gioielli non sono più tornati indietro e a lei è toccato andare dai carabinieri - quelli veri, però - quando si è resa conto dell’accaduto. Insieme al figlio ha presentato denuncia ma ancora adesso non si dà pace per essere cascata in un simile tranello. Per questo vale la pena ribadire il consiglio: «Non aprite la porta e non rispondete a nessuno al telefono, se non conosciuto». Mai.
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