IL PROBLEMA
ChatGpt stanco senza motivo: vince l’uomo
L’intelligenza artificale mostra già i primi problemi: il modello non si aggiorna dall’11 novembre

Lo spettro dell’intelligenza artificiale incombe all’orizzonte e c’è chi già profetizza un futuro nemmeno troppo lontano fatto di robot in grado di svolgere qualsiasi attività. Ma, almeno per il momento, sembra che i posti di lavoro non siano a rischio. La conferma arriva da ChatGpt che, nelle ultime settimane, ha fatto capire che forse non è il caso di lasciare tutto in mano all’intelligenza artificiale e neppure di farci troppo affidamento.
Il motivo? Ha smesso di lavorare perché «stanco». Nemmeno nella più classica versione stereotipata dell’impiegato con il posto fisso si sarebbe arrivati a tanto. Eppure è proprio così: negli ultimi tempi, dopo un anno in cui è stato osannato come la svolta, il software ha iniziato a mostrare segni di stanchezza: è diventato più pigro, meno proattivo e propenso a fornire risposte incomplete. Tanto che pure da OpenAi, l’azienda che ha sviluppato il chatbot, hanno dovuto ammettere che «il modello non si aggiorna dall’11 novembre e questo certamente non è intenzionale. Il comportamento può essere imprevedibile». Tradotto: ChatGpt si è un po’ stufato di lavorare e non si capisce perché.
OpenAI ha ammesso che si tratta di un problema e cui sta lavorando, ma non è sicura delle cause. La risposta - ipotizza il sito specializzato Ars Technica - potrebbe essere quella che alcuni chiamano “ipotesi di pausa invernale”, che mostra l'imprevedibilità dei modelli di intelligenza artificiale. «Abbiamo ricevuto tutti i vostri feedback sul fatto che Gpt4 sia diventato sempre più pigro - proseguono dall’azienda -. In effetti, il modello non si aggiorna dall’11 novembre e questo certamente non è intenzionale. il comportamento può essere imprevedibile e stiamo cercando di risolverlo».
Insomma, chi decide di interpellare l’intelligenza artificiale per avere risposte o far redigere un testo o una ricerca deve armarsi di un po’ di pazienza, sapendo che il “cervellone” potrebbe non avere tanta voglia di lavorare. Nel frattempo Google ha lanciato Gemini, principale concorrente di ChatGpt, definendolo come la sua intelligenza artificiale «più potente». Talmente potente che però molti esperti hanno evidenziato come il video di presentazione abbia avuto bisogno di essere ritoccato. Insomma, almeno per ora, la minaccia robot all’umanità può attendere.
© Riproduzione Riservata