L’INTERVISTA
Chef Valbuzzi e le ricette nate in moto
Varesino, star dei fornelli con più di un milione di follower sui social: è in gara in Abruzzo nel Campionato Italiano Motorally
Un clima torrido attende i 300 piloti che, da oggi venerdì 19 giugno a domenica 21 giugno, corrono il terzo round del Campionato Italiano Motorally e Raid Tout Terrain.
Dopo le tappe di Alassio e di Olbia, il circus si è spostato in Abruzzo, issando tendoni a Gioia dei Marsi, provincia di L’Aquila.
Presenti tutti i varesini che, provenendo dall’enduro, hanno abbracciato la specialità del motorally, in vista dei raid africani ed europei. Puntano in alto, tra le bicilindriche, la squadra Yamaha-CF racing diretta da Fabrizio Carcano con Alex Botturi e Matteo Drusiani su Teneré 700 e il team ufficiale Aprilia con la Tuareg del varesino Francesco Montanari.
Due alfieri del Moto Club Varese: Alberto De Bernardi su Husqvarna WR 125 ‘made in Schiranna’ e Federico Ghiringhelli con GasGas 450. Tra gli amici si è aggiunto il dakariano Ottavio Missoni jr con la cinese Kove 800 del Moto Club Adventure Riding.
Alla vigilia della gara abruzzese abbiamo incontrato al Moto Club Abbiate Guazzone la star dei fornelli, con più di un milione di follower sui social, il varesino Roberto Valbuzzi, 36 anni, pilota enduro della prima ora.
Qual è il legame tra il fango affrontato in moto e i pizzoccheri e gli sciatt cucinati alla Folla di Malnate?
«Cavalcare la mia Ktm nelle gare enduro e motorally mi libera la mente dallo stress che nasce dopo decine di ore trascorse davanti a fornelli e telecamere, cucinando per i clienti e chi segue sui social e in Tv le nostre trasmissioni. È ormai un legame indissolubile quello tra me e la moto offroad, condito da una robusta rete di amicizie, quasi tutte varesine».
Dove è nata e come ha coltivato la sua passione per moto fuoristrada?
«Alle scuole medie di Malnate un mio compagno era Giò Dipalma. La sua passione e il suo talento mi hanno contagiato e, mentre lui si affermava prima come pilota motocross poi rally, io scorrazzavo sulle piste da enduro mentre frequentavo la scuola per divenire chef. Sono cresciuto nel Moto Club Abbiate e dopo anni di gare e qualche vittoria nel circus regionale e tricolore, Ktm mi ha annoverato tra i suoi Ambassador, tra enduro e motorally».
Per cucinare il valtellinese Tzigoiner lei ha preso spunto dalla fame che ti morde dopo una tappa di moto raid?
«Possiamo ben dirlo. Quello è un robusto secondo piatto tipico di carne di manzo arrotolata attorno a uno spiedo di legno e cotta alla piastra, proposto con crema di lardo e sfogliatina di patate: è nato tra Valtellina e Engadina. E quando ti fermi a fine tappa, dopo una serie di prove speciali durissime in Barbagia o in Gallura, il desiderio di provare il porcetto sardo con le erbe al forno è irresistibile. I rally, in moto e in auto, ci fanno scoprire luoghi meravigliosi, gente straordinaria, ricette e tradizioni che il mondo ci invidia».
Per cucinare i piatti della tradizione prealpina occorre rigore. Come seguire roadbook e tripmaster issati sul manubrio della moto: chi esce dal tracciato è eliminato.
«Proprio così. In cucina emerge la creatività e il pensiero si rifà all’origine degli ingredienti, al legame che li unisce. Ma alla base del successo del piatto, nella sua esecuzione, occorre seguire un filo d’Arianna rigoroso, senza sbandamenti, offrendo al cliente la stessa qualità ogni giorno. Come avviene in prova con la moto: se sbagli un bivio devi tornare indietro e imboccare la strada giusta. Se imposti un controsterzo non devi esagerare con il gas, altrimenti vai per terra e ti fai male».
Lei corre con Ktm 300 2T e con la 890 Adventure da 220 kg. Come per lei cucinare filetti di trota salmonata e poi un Maüsch con fonduta...
«Mi diverte l’agilità che esige la 300 2 tempi sulle prove di enduro estremo dove la speciale è tutta davanti agli occhi. Ma è stupenda la 890 da rally, potente e robusta, occorrono muscoli e stile per dominarla».
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