A TEATRO
Chiara Francini sul palco del Manzoni
La vita dell’attrice raccontata nel suo “one woman show”: una confessione autobiografica

Dal libro omonimo, Chiara Francini è Forte e Chiara al teatro Manzoni di Milano dall’1 al 4 febbraio, diretta da Alessandro Federico. Con musiche originali dal vivo di Francesco Leineri e la collaborazione artistica di Michele Panella, il testo, della stessa Francini, è un memoir, un racconto vivo portato in scena in uno one woman show in cui l’attrice ripercorre la sua vita, unica da un lato eppure così simile di tanti altri. E lo fa con il sarcasmo e l’ironia pungente che la contraddistinguono, raccontandosi attraverso la musica, vicende personali e pubbliche e non facendo sconti a nessuno. Tanto meno a se stessa.
«Il titolo dello spettacolo rappresenta, per me, ciò che Chiara è e che vuole continuare a essere- scrive nelle note di regia Alessandro Federico. Di questo parla Forte e Chiara, tratto dal libro omonimo. Ho cercato di trasporre in maniera puntuale questa sua peculiarità, questo coraggio, questa forza fatta di verità, di trasparenza tipiche di una donna che fieramente lotta per quello in cui crede. Stand up, teatro di narrazione, satira, avanspettacolo, c’è tutto e molto di più in questo viaggio coinvolgente e straripante. E in ginocchio sotto uno scintillante albero di Natale, con un filo di voce, Chiara confiderà al pubblico il perché di questo incredibile show, svelandone una profondità nascosta. Le musiche del maestro Leineri completano il racconto sonoro come una magia. O un incantesimo».
Chiara Francini si abbandona in questo spettacolo a una confessione autobiografica e umana: è lo spettacolo di formazione di una ragazza di provincia che, imbevuta di sogni, si lancia nella vita per metterli in atto senza risparmiarsi, con fatica e caparbietà, e anche scottandosi. Viaggia nell’infanzia e nell’adolescenza, fino all’età adulta, attuale, di una Chiara che presenta ciò che è e ciò che vorrebbe essere.
Con il suo volto, le sue manie, ma anche le sue lacrime di gioia o di dolore che così spesso la accomunano a qualsiasi altra ragazza, a qualsiasi altra donna. Lasciando anche spazio a una riflessione illuminante e profonda sulla tirannide del denaro e del potere che governa i comportamenti umani e sulla condizione di ogni donna dilaniata fra realizzazione personale e desiderio di maternità.
Ovvero a essere destinata a una felicità, per definizione, mutilata, «perché – scrive la protagonista nella presentazione dello spettacolo e del libro da cui è tratto - la parte più complessa per una donna è nascere tale. Bello e terrificante».
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