IL CASO
Ciclista caduto a Barasso, «fu anche colpa sua»
I giudici della Corte d’Appello di Milano hanno dimezzato il risarcimento
La Corte d’Appello di Milano ha accolto parzialmente il ricorso presentato dal Comune, ha riformato la sentenza che aveva condannato l’ente a pagare 300mila euro di risarcimento per la caduta di un ciclista in una strada privata. I giudici hanno stabilito che il 50% delle responsabilità sono da attribuire allo stesso ciclista che doveva usare maggiore accortezza accedendo a una privata. Perciò il risarcimento è ridotto a 137mila euro, oltre interessi legali e spese processuali. Tale cifra dovrà essere ripartita tra Comune di Barasso e la proprietà della strada.
«Di fatto - spiega il sindaco Lorenzo di Renzo Scolari - si riconosce la responsabilità del danneggiato e l’impossibilità per il Comune di farsi carico dell’intero importo dei risarcimento, pure diminuito, per una strada non di proprietà pubblica».
L’impossibilità di impiegare risorse pubbliche su aree di proprietà privata, principio contabile insindacabile, si scontrava con la decisione del giudice di primo grado che sosteneva l’obbligo di custodia e manutenzione di una strada privata in capo al solo ente pubblico. In Comune si dicono parzialmente soddisfatti, rimanendo amareggiati per la mancata assegnazione di completa responsabilità dell’incidente in capo al ciclista. Si valuterà, quindi, un eventuale ricorso in Cassazione.
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