TRASPOSIZIONI
Le storie volano sulla pellicola

“La straordinaria invenzione di Hugo Cabret”: il libro del 2007 di Brian Selznick, un’unione di romanzo e graphic novel, parla di cinema. E a tratti sembra quel film che diventò quattro anni dopo. Uno dei protagonisti è quel Georges Méliès grande regista, considerato dopo i fratelli Lumière uno dei padri del cinema e della regia cinematografica, e che in Le voyage dans la Lunedel 1902, prende spunto anche da alcuni romanzi, quali Dalla Terra alla Luna di Jules Verne.
La trasposizione di libri in film si può tranquillamente ricondurre, nei suoi primi esempi, alle origini dell’arte cinematografica. Con linguaggi di resa diversi, ma con alcune parole chiave.
«Riscrivere, trasporre, tradurre, reinterpretare, filmare sono termini importanti per capire il significato del rapporto tra testo letterario e filmico» spiega Paolo Castelli, docente di linguaggi della comunicazione visiva al Politecnico di Milano. Perché per quanto fedele una resa cinematografica può essere di un libro, la costruzione narrativa è diversa.
«Pensiamo alla voce narrante in un romanzo – prosegue Castelli -: se è in prima persona aggiunge al cinema la qualità dello sguardo soggettivo, unendo l’aspetto sonoro a quello visivo. E a ciò si unisce il tema degli spazi: nella letteratura una descrizione può protrarsi per pagine intere, mentre il cinema mostra subito spazi e luoghi. Pur dovendo mantenere in alcuni casi dettagli dati da oggetti che sono elementi importanti. È la cosiddetta regola della pistola di Cechov, per cui sia in letteratura sia nella sceneggiatura oggetti inseriti in un certo punto e con un certo significato non sono un semplice caso».
E poi c’è il tempo. «Quello del cinema – sottolinea Castelli – è costruito in maniera complessa, con un montaggio. Anche se va detto che oggi sempre di più anche la letteratura subisce però il fascino della narrazione cinematografica. Sia in letteratura sia al cinema è un continuo viaggiare nel tempo, per esempio attraverso l’adozione dei flashback. E parlando di durata, pensiamo anche alle differenze che, nella trasposizione di un libro, ci possono essere quando lo si trasforma in film singolo o in serie: in questo secondo caso ci possiamo permettere di tagliare un numero minore di personaggi e di mantenere più aspetti letterari».
Certo, quello che molti lettori imputano ai film è di non essere sempre così fedeli alla scrittura del romanzo. «Pensiamo ai personaggi - spiega però Castelli -: nelle trasposizioni cinematografiche subiscono una scelta di casting che è anche fisica e sulla quale vengono fatti convergere tic, modi di comportarsi. Il personaggio per un film deve essere scelto concretamente e a volte queste scelte risultano per forza devianti dalla descrizione che ne fa il romanziere. Si può comunque restare fedeli a un testo letterario pur tradendo alcune cose della narrazione, ma mantenendo lo spirito del testo. Penso a Il lungo addio di Chandler: nel film del 1973 Altman si prende molte libertà, ma resta fedele al senso di solitudine esistenziale e morale del detective».
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