A MILANO
Con Ascanio Celestini il ritratto di San Francesco
Al Teatro Carcano la storia di una delle figure più affascinanti del Cristianesimo

Giobbe, magazziniere analfabeta che ha organizzato il magazzino senza nemmeno una parola scritta. Joseph, che è partito dal suo paese in Africa, ha attraversato il deserto, è stato schiavo in Libia e poi naufrago nel mare, che in Italia è finito in carcere, e adesso è un barbone. Lo zingaro, che ha cominciato a fumare a 8 anni ed è ancora lì che fuma davanti al bar. Ascanio Celestini racconta il Francesco di oggi, che trova i propri personaggi tra coloro che, oggi come ieri, nessuno vede.
Rumba - L’asino e il bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato, al Teatro Carcano di Milano fino al 28 gennaio, è la terza parte di una trilogia composta da Laika e da Pueblo. «Una trilogia - spiega Ascanio Celestini - che ho cominciato a scrivere quasi dieci anni fa. Tutte e tre i racconti sono ambientati nello stesso luogo: un parcheggio che sta tra un condominio, un supermercato e un magazzino della logistica, con personaggi della stessa tipologia e che in alcuni momenti sono proprio gli stessi, come pure il personaggio che racconta e quello che lo ascolta e che vivono in un monolocale del condominio. È un unico racconto da Laika a Rumba passando per Pueblo».
In Rumba, con musiche di Gianluca Casadei, Ascanio Celestini immagina la vita di Francesco oggi: come il santo vivrebbe la povertà nell’Italia contemporanea e quale compagno di strada sceglierebbe, per non essere semplicemente povero, ma servo dei poveri.
«L’idea della notte di Natale e della figura di Francesco - prosegue Celestini - si lega a quasi due anni fa quando ho incontrato la Commissione per le celebrazione degli ottocento anni del presepe di Greccio e abbiamo incominciato a pensare insieme a una collaborazione. Dalla rilettura e dallo studio di alcuni libri ho pensato subito che non c’era una grande differenza tra i poveri cristi che incontrava Francesco otto secoli fa e quelli che possiamo incontrare noi». E poi c’è questo Francesco che porta Betlemme a Greccio, che porta non solo in Palestina la nascita di «Cristo povero tra i poveri. Fa l’allestimento del presepe a Greccio e quindi noi nel nostro spettacolo diciamo in maniera molto chiara che Cristo nasce anche in un parcheggio».
Una visione molto attuale di San Francesco. «In realtà ci sono cose che cambiano molto velocemente e altre che invece non cambiano. Nel XIII secolo c’è un giovane che si rende conto di appartenere a una classe sociale che sta emergendo in maniera fortissima grazie al denaro e si accorge anche che stanno aumentando in maniera drammatica i poveri: nel presente mi sembra non ci siano così tante differenze. Francesco dice cose che in realtà sono incredibilmente marxiste nel pensare che la ricchezza sia una soltanto ed è quella che Dio ha dato agli uomini e arriva a dire che i poveri hanno diritto all’elemosina perché, se Dio ha dato a tutti gli uomini la stessa ricchezza, evidentemente i ricchi hanno rubato ai poveri. E questo è un concetto da potere operaio degli anni Settanta».
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