CRESPI D’ADDA
La storia di un utopico villaggio operaio

C’è un posto eletto patrimonio dell’umanità che ha un legame con il cuore di Busto Arsizio. È il villaggio di Crespi d’Adda in provincia di Bergamo, grande esempio della Rivoluzione industriale italiana rimasto integro, il migliore in Europa.
Non solo le ciminiere di mattoni rossi costituiscono il legame con la Manchester d’Italia, che parte dalla chiesa di Crespi: perfettamente rinascimentale in stile bramantesco, ma non è originale. Per volere della famiglia Crespi, è la copia esatta della chiesa Santa Maria di Piazza di Busto Arsizio, loro città natale.
Il villaggio nasce da sogno e intuizione del suo fondatore, Cristoforo Benigno Crespi. L’imprenditore era alla ricerca di un luogo dove dar vita a una fabbrica tessile che producesse cotone di eccellente qualità. Scelse questo posto sulle sponde del fiume Adda, immerso nel verde e non troppo lontano da Milano, da Busto Arsizio ci si arriva in un’ora. Ora è una frazione del Comune di Capriate San Gervaso. La fabbrica fu fondata nel 1877 e l’imprenditore capì che per realizzare filati di alta qualità non bastava dotarsi delle migliori materie prime o di un corso d’acqua, ma serviva anche che la manodopera lavorasse nelle adeguate condizioni. Ebbe l’intuizione all’avanguardia per l’epoca: costruire a Crespi d’Adda un villaggio operaio che potesse ospitare i suoi lavoratori. E così nacque il villaggio, costruito dal nulla dal “padrone” per i suoi dipendenti e per le loro famiglie. Ai lavoratori venivano messi a disposizione una casa con orto e giardino e tutti i servizi necessari. Di fronte alla fabbrica sorsero la scuola e la chiesa parrocchiale, le residenze del medico e del prete vennero posizionate nella parte alta del villaggio come a voler vegliare sui cittadini.
Un secolo dopo, l’Unesco ha accolto Crespi d’Adda nella lista del Patrimonio mondiale protetto in quanto «Esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa». Per una visita al villaggio operaio di Crespi d’Adda dovete sapere che non è delimitato da barriere ed è perciò sempre visitabile al pubblico. Chi lo desidera può svolgere la visita in autonomia, dotandosi dell’apposito kit al Visitor Centre, o partecipando a una visita guidata il sabato, la domenica e i festivi. Crespi d’Adda è accessibile al pubblico, senza dover pagare un biglietto d’ingresso. Con una piccola cifra si può partecipare a una visita guidata e vivere l’esperienza del villaggio operaio con differenti percorsi tematici.
Il consiglio è di partire dal Visitor Centre in corso Manzoni 18, il giro può durare da un’ora e mezza alle tre ore. Dal primo marzo si possono noleggiare le bici. Bisogna rispettare però piccole regole di civiltà: Crespi è un paese reale, dove le persone vivono ancor oggi, inoltre la fabbrica venne chiusa solo qualche anno fa, nel 2003.
Cosa rende unico questo posto? Dobbiamo pensare a quando venne creato, siamo alla fine dell’Ottocento in una Italia arretrata, povera e contadina. E con pochi diritti. Il Villaggio Crespi d’Adda è stato il primo paese in Italia ad essere dotato di illuminazione pubblica con il sistema moderno Edison; nella scuola di Crespi, riservata ai figli dei dipendenti, tutto era fornito dalla fabbrica: dai libri alle penne ai grembiulini, dalla refezione allo stipendio e alloggio per gli insegnanti. La ditta dei Crespi fece costruire a inizio Novecento, tra i tanti servizi gratuiti: una piscina al coperto, con docce, spogliatoi e acqua calda. Il presidente dell’associazione Crespi Cultura Giorgio Ravasio spiega: «In questo anno così difficile promuoviamo il nostro patrimonio storico-culturale attraverso veri e propri viaggi virtuali in alcuni dei luoghi più belli della Lombardia. Abbiamo organizzato video lezioni per le scuole. Crespi d’Adda è il sogno di un uomo, Cristoforo Benigno Crespi, che a fine Ottocento pensa a creare la Città ideale. Un esempio perfettamente conservatosi e giunto fino a noi nelle sue forme originali. Un sogno utopico, una città ideale, le cui architetture, incantevoli e curiose, rispecchiavano l’intento di conservare gli equilibri sociali e offrivano ai suoi abitanti uno stile di vita sano e confortevole. Una visione incredibilmente moderna per l’epoca».
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