DA GUSTARE
Il ritorno del burro in cucina

Quanto erano buoni i sughi della nonna? E le torte? Da ingozzarsi, magari rubacchiando la pasta frolla cruda.
Insomma, la nonna sfornava prodotti di cucina così diversi e decisamente più gustosi rispetto a quelli preparati dalle zie o dalle mamme degli amici.
Perché? Come potevano ingredienti tutto sommato simili creare sapori così diversi? Poi, spiando di nascosto la nonna mentre compone un impasto o prepara un condimento, ecco svelato il mistero.
All’interno, infatti, ci finiva una sostanza strana. In abbondanza. Solida, ma estremamente malleabile e scioglievolente.
Cos’era? Il burro. Un prodotto che, da solo, non esalta il palato, ma abbinato ad altri, dà quello sprint in più.
Oggi spesso “demonizzato” da molti nutrizionisti e nettamente soppiantato dall’olio extra-vergine sull’altare della dieta mediterranea, si è ridotto a essere una noce. Mentre le nonne lombarde o, comunque, del nord Italia, ne usavano a quintalate in ogni dove: “Dà sapore”. E che sapore.
D’altronde sull’arco alpino il burro è tradizione. Ma anche altrove: il burro è infatti uno dei primi alimenti a essere derivati dal latte, con testimonianze che risalgono addirittura al 1500 a.C..
I primi ad utilizzarlo sono stati gli indiani, mentre in Occidente era conosciuto da romani, greci, arabi ed egiziani. Originariamente non veniva utilizzato soltanto a scopo culinario, ma anzi era considerato un ottimo prodotto per alimentare le lampade e proteggere le navi, che venivano spalmate di questa sostanza, mentre ancora più a nord veniva usato durante il bagno.
I romani lo utilizzavano per le acconciature, oppure per curare le malattie degli occhi e della pelle.
L’uso alimentare partì nel Medioevo, ma la diffusione di massa arrivò solo con l’invenzione del separatore: era il 1872 e Wilhelm Le Feldt, grazie alla forza centrifuga, riuscì finalmente a scremare il latte in modo meccanico.
Oggi, come capitato a tanti altri alimenti, ne esistono varietà per tutti i gusti. Anche se va ricordato che il burro, in quanto tale, è realizzato unicamente con latte animale.
MONTATO
Prodotto con azoto gassoso, è utilizzato da chi preferisce non esagerare coi grassi. Si tratta infatti di un prodotto più leggero e meno denso del burro normale.
COLTIVATO
Noto anche come burro europeo, è prodotto da colture di batteri vivi che vengono aggiunti alla miscela, prima che venga trasformata in burro. Tendente al piccante, ha un contenuto di grassi più elevato, rendendolo ideale per i prodotti sfornati.
GHEE
Il burro chiarificato viene prodotto cuocendo a fuoco lento il burro e rimuovendo eventuali residui liquidi. Molto alla moda in questo momento ed è un’ottima soluzione per le persone intolleranti al lattosio. Attenzione però: qui i grassi aumentano.
DI MANDORLE
Un delizioso condimento per la realizzazione di molte ricette ed è facile da preparare a casa. Inoltre è ricco di acidi grassi monoinsaturi, vitamina B2 e sali minerali come manganese, magnesio, calcio e fosforo.
ALLEVATO A ERBA
Ricco di acidi grassi Omega-3 che aiutano a prevenire le malattie cardiache e migliorare la salute del cervello, è una buona opzione se si sta seguendo una dieta alimentare perché è ricco di grassi sani e non ha conservanti aggiunti.
DI COCCO
Fatto con la polpa di noci di cocco lavorata e macinata fino a formare una pasta facile da spalmare. Contiene potassio, magnesio e ferro, ed è un’alternativa senza latte.
MARGARINA Oggetto di pesanti critiche in passato, la nuova margarina viene talvolta venduta oggi come “burro vegano”. Contiene infatti oli vegetali che possono abbassare il colesterolo. Quando si compra il prodotto, comunque, prestare attenzione e leggere l’etichetta per evitare la presenza di Grassi trans.
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