LOTTA ALLO SPACCIO
Dal Perù alla brughiera: coca nella cera d’api
Operazione antidroga condotta da carabinieri e polizia. Sei persone in carcere
Non capita spesso che da una retata nei boschi dello spaccio gli inquirenti risalgano ai fornitori di droga, quindi a un livello più alto della filiera del commercio. Ci sono riusciti i pubblici ministeri Ciro Caramore e Roberto Bonfanti coordinando la sezione di pg della procura, la polizia del commissariato di Busto e i carabinieri di tutto il territorio. Tra sabato 28 febbraio e domenica 1 marzo sono scattati sei fermi che ora dovranno essere convalidati dal gip. In manette quattro albanesi, giovani e nati in Italia, e due peruviani arrivati dal Sudamerica per estrarre da un blocco di cera d’api circa cinque chili di cocaina che avrebbe inondato la brughiera.
Tutto ha avuto inizio da una segnalazione indirizzata ai Carabinieri di Varese dalla direzione Centrale dei Servizi antidroga di Roma, circa l’imminente arrivo in Italia di un plico sospetto proveniente dal Perù. L’allarme riguardava un carico apparentemente innocuo costituito da ben 19,5 chilogrammi di cera d’api contaminata, però, da cocaina.
La segnalazione ha evidenziato subito una palese convergenza con altra indagine in atto da parte della Polizia di Stato di Busto Arsizio, svolta anch’essa sotto il coordinamento della Procura di Busto, che riguardava l’ambito del cosiddetto “spaccio boschivo” sul territorio di Lonate Pozzolo, le cui risultanze investigative, oltre ad acclarare le dinamiche di approvvigionamento della sostanza stupefacente poi distribuita al dettaglio e anche all’ingrosso, avevano adombrato la presenza di un possibile canale di importazione di droga dal Sudamerica.
Ed infatti, i primi approfondimenti relativi alla segnalazione della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga hanno consentito di accertare il coinvolgimento dei medesimi soggetti in precedenza indagati anche nella spedizione proveniente dal Perù; fatti che hanno portato a unire gli sforzi investigativi da parte dei Comandi interessati dei Carabinieri di Varese e della Polizia di Stato di Varese e Busto Arsizio.
A quel punto le due forze di polizia, hanno unito le forze per arrivare a chiudere il cerchio sul canale di importazione e sui destinatari dello stupefacente.
Il pacco è stato intercettato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese il 16 febbraio scorso all’aeroporto di Linate. Dopo aver dato esecuzione ad un provvedimento di “ritardato sequestro”, le analisi hanno confermato il sospetto: tracce significative di cocaina erano presenti all’interno di quella che sembrava solo "cera d’api".
È iniziata, così, l’operazione che ha portato i Carabinieri ad effettuare una “consegna controllata” del plico ai destinatari del Comune di Gattinara in collaborazione con la Polizia di Stato di Busto Arsizio e Varese.
Il pacco è stato quindi monitorato per tutti i giorni successivi fino a venerdì scorso, 27 febbraio, quando gli indagati hanno commesso un passo falso. Il carico è stato portato in un nascondiglio di fortuna, nello specifico un boschetto nelle immediate vicinanze del centro abitato di Prato Sesia. Carabinieri e Polizia di Stato hanno immediatamente circondato il nuovo nascondiglio. La sera stessa, tre degli indagati sono stati prontamente bloccati nel bosco mentre si avvicinavano allo stupefacente. Il quarto uomo è stato, invece, fermato poco dopo, durante la perquisizione della sua abitazione a Prato Sesia, dove era stato conservato lo stupefacente per nove giorni. All’interno della casa è stata scoperta quella che sembrerebbe essere una vera e propria "raffineria" rudimentale, con presenza di sostanze chimiche, polveri e attrezzi verosimilmente utilizzati per la lavorazione della droga. Nella circostanza, oltre al carico originale di cera d’api e cocaina, sono stati rinvenuti e sequestrati anche 400 grammi di cocaina, 200 grammi di ketamina, 190 grammi di hashish, oltre un chilogrammo di marijuana, numerose munizioni da caccia di vario calibro ed una carabina ad aria compressa.
L’operazione non si è conclusa con i primi quattro fermi. Il giorno seguente, sabato, i poliziotti del Commissariato di Busto Arsizio insieme alla Squadra mobile di Varese e alla Sottosezione Autostradale di Polizia di Romagnano Sesia, hanno intercettato sull’autostrada A26, nei pressi del casello di Romagnano Sesia, un’autovettura con a bordo due cittadini di nazionalità peruviana che, correi degli arrestati, subito dopo aver appreso del blitz, stavano cercando di raggiungere l’aeroporto di Orio Al Serio per imbarcarsi su un volo diretto in Perù; sono stati bloccati e arrestati con le stesse accuse.
I sei fermati, quattro italiani e due peruviani, sono stati associati alle case circondariali di Novara e Busto Arsizio.
Le indagini, ancora in corso, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio e supportate dalla Direzione Centrale Servizi Antidroga di Roma per il coordinamento internazionale con il collaterale peruviano, hanno consentito di fare luce su una serie di soggetti in grado di organizzare l’importazione di cocaina direttamente con cartelli criminali sudamericani, svelando e smantellando l’ennesima “peculiare” modalità di traffico internazionale di droga.
© Riproduzione Riservata


