CHE FINE HA FATTO
Daniel Passarella: il “condottiero” si è depresso
Fu capitano dell’Argentina mondiale del ‘78. Dopo il covid non si è più ripreso

La morte di “Kaiser” Franz Beckenbauer si è aggiunta a quella di molti altri miti del calcio, e ha allungato la serie di croci poste sui capitani delle nazionali che hanno vinto i campionati del mondo di calcio. Ora il più anziano di quelli viventi è Dino Zoff, ma se invece che alla data di nascita si guardasse all’albo d’oro dei mondiali allora la palma di primo della lista dei viventi andrebbe a Daniel Passarella, capitano dell’Argentina di Luis Cesar Menotti che trionfò in casa nel mondiale del 1978 dopo avere battuto in finale l’Olanda. Come Beckenbauer, Passarella era un libero: ruolo d’altri tempi, tipico del calcio con marcature a uomo, ora superato dal gioco a zona in cui libero e stopper sono affiancati e sono chiamati “centrali”.
I suoi meriti non furono pochi, l’ultimo fu l’orgoglio: quando Maradona pretese per sé la fascia di capitano ai mondiali di Mexico ‘86, Passerella si fece da parte e a quel mondiale non giocò, sebbene ufficialmente risultasse nell’elenco dei 22 convocati. «Maledizione di Montezuma» dissero, per evitare che si accendessero i riflettori su quel “problemino” di spogliatoio. La coppa, del resto, l’aveva già sollevata otto anni prima e davanti ai suoi connazionali: meglio non avrebbe potuto fare. E non è solo per il titolo mondiale vointo sul campo che Passarella può essere definito “campione”: soprannominato “el caudillo”, il condottiero,- e già questo dice molto su di lui - aveva un gran sinistro, preciso e potente, che sfruttava per trasformare in gol rigori e punizioni, e uno stacco e un colpo di testa invidiabili usati anche in attacco in occasione di calci d’angolo o calci piazzati. Difensore, garantiva un numero di gol decisamente sopra la media per essere un giocatore del reparto arrestrato. In Italia fu amatissimo dalle due tifoserie delle squadre in cui militò, la Fiorentina e l’Inter.
Ma che fine ha fatto Daniel Passarella? L’argentino, 71 anni da compiere a maggio, appese le scarpe bullonate al chiodo prima allenò e poi divenne presidente del River Plate. Poi, dopo il 2019, i riflettori si sono spenti. In Argentina sono circolate voci secondo le quali soffre di una patologia neurogenerativa, ma la famiglia ha smentito spiegando invece che si tratta di depressione post Covid, aggravata da un problema all’udito che rende ancora più tristi le sue giornate.
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