IL PERSONAGGIO
«Al volante per il piacere dell’adrenalina»

Ha giocato a pallanuoto in serie B con i colori rossoblù di Varese. Ma la velocità è sempre stata nel suo Dna. Sin da bambino.
Aveva appena 6 anni quando papà Attilio, tutt’ora concessionario d’auto sul territorio del Varesotto, lo portava al Cuvignone o al San Michele, di notte, per assistere alle prove speciali dell’allora Rally di Varese. E da allora il volante è entrato nel suo cuore.
Nel 1983, da neopatentato, la sua prima gara. E corre anche adesso che sta per compiere 56 anni e che ricopre un ruolo professionale di assoluto prestigio in Italia e oltre confine. Dario Canuto ha appena esultato a San Marino, trionfando nella classe M3 e piazzandosi al quinto posto assoluto del prestigioso Rally Legend a bordo di una Clio Williams del 1991.
«È una tradizione familiare - racconta - perché correva mio papà e gareggiava mio cugino Enrico Ferrario. Sono stati loro i miei mentori, così ho iniziato a partecipare ai rally sin dall’età di 16 anni, da navigatore. Poi, appena presa la patente, mi sono avventurato nel mondo delle corse da pilota».
Dario, che già a 14 anni saliva sull’auto del papà durante le ricognizioni pre-gara, ha subito mostrato talento, pur scegliendo di non farne mai la propria professione. «Da adolescente è scoppiata in me la passione per la velocità, ho provato subito l’irresistibile piacere dell’adrenalina. Il bello del rally è che si compete in due: tra pilota e navigatore si crea una relazione fortissima, il primo dipende dal secondo e viceversa. Dev’esserci massima fiducia reciproca, coordinazione di pensieri e movimenti. Litigare? Non accade mai, l’errore è sempre colpa di tutti e due, così come la vittoria è merito di entrambi. Sembrerà banale, ma un bravo pilota senza un bravo navigatore non farà mai molta strada. Si creano rapporti bellissimi: per la mia prima gara scelsi come navigatrice Nicoletta, mia compagna di classe al “Cairoli”».
Anche per stareal volante occorre tenersi in forma: Dario Canuto si dedica al nuoto e alla corsa, tanto che nel 2007 ha partecipato anche alla Maratona di New York. Ma esiste una correlazione tra la sua professione e la passione per la velocità? «Trovo che le attinenze tra la gestione patrimoniale e gli sport dei motori, nei quali mi cimento, siano innumerevoli, così come sono simili le attitudini necessarie ad affrontare investimenti finanziari e rally. Si pensi alla capacità di percorrere alla massima velocità terreni e condizioni diverse, di giorno come di notte, salite, discese, dossi, percorsi su asfalto, neve, sterrato, con la pioggia o con l’asciutto… Non è forse come saper analizzare velocemente gli infiniti prodotti e attività finanziarie, come saperne interpretare i grafici di analisi tecnica per anticipare gli andamenti di mercato, investire nei migliori prodotti e ottenere i migliori rendimenti? Si pensi poi alla capacità di ragionare del campione automobilistico che sa essere anche stratega, perché non vince solo chi va sempre a tavoletta ma soprattutto chi sa gestire un intero campionato, che è poi l’investimento a medio-lungo termine, che non guarda solo al rendimento di breve periodo per poi schiantarsi in un fallimento clamoroso, ma al risultato finale. Quando si parla di saggia gestione del rischio in finanza si sta parlando anche di come affrontare una curva pericolosa in discesa sul bagnato. L’adrenalina che si scatena dentro di te quando affronti un investimento importante è la stessa che si sprigiona quando affronti una curva a tutta velocità. E non ho mai veramente potuto fare a meno di entrambe».
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