SALUTE
Depressione, la sfida del secolo
In Italia coloro che soffrono di depressione sono più di 3 milioni e 2 milioni di queste persone sono donne.
Purtroppo, nel nostro Paese solo un paziente su due riceve un trattamento tempestivo e corretto.
Quando parliamo delle diverse forme di depressione, quella cosiddetta “maggiore”, che colpisce il 2% circa della popolazione italiana, è una malattia fortemente invalidante per la qualità di vita di chi ne soffre.
In occasione dell’ultima Giornata mondiale della salute mentale (10 ottobre), a un convegno organizzato dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) e da Janssen Italia è stato affrontato il tema “Depressione: sfida del nostro secolo”.
La depressione “maggiore”, se non correttamente curata con i farmaci oggi disponibili, può essere causa di mortalità (15% dei casi). Nei pazienti affetti da disturbi dell’umore, la messa in atto di un tentativo di suicidio nel corso della malattia riguarda un individuo su tre.
«I disturbi mentali – spiega il professor Claudio Mencacci, Presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia e Direttore del Dipartimento di neuroscienze del Fatebenefratelli di Milano – sono una delle principali cause di morte e disabilità, oltre che di notevole impatto economico».
La persistenza e l’aggravamento di sintomi quali apatia, insonnia, pensieri di colpa e idee suicide, generano una frattura sempre più profonda tra questi pazienti e la loro esistenza come era prima dell’episodio depressivo.
Inoltre, i costi diretti e indiretti legati a questa patologia sono molto elevati.
Dai risultati di un’indagine che ha coinvolto più di 300 italiani con depressione “maggiore”, risulta che la spesa media annuale del trattamento per ogni paziente è di 2.612 euro. Ancora più preoccupante è il dato relativo ai costi indiretti legati alla perdita di produttività. Le giornate di lavoro perse da ogni paziente con depressione grave in un anno sono 42, un giorno circa a settimana, pari complessivamente in Italia a 4 miliardi di euro. A questa cifra vanno aggiunti i costi legati ai caregiver, tenendo presente che per ciascun paziente sono coinvolti almeno 2-3 familiari.
Occorrono al più presto su tutto il territorio maggiori risorse e un approccio multidisciplinare con servizi efficienti.
Ecco perché Onda ha redatto in questi giorni un Libro Bianco sulla salute mentale in Italia, da portare all’attenzione delle istituzioni di tutte le Regioni. L’obiettivo è anche di arrivare quanto prima a un Piano nazionale per la gestione delle malattie mentali.
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