DIVINA COMMEDIA
Dante diventa milanese

Le disposizioni legate alla diffusione del Coronavirus costringono in casa e sospendono eventi culturali: ma si può approfittare per leggere, magari andando a riscoprire anche qualche classico.
E allora la proposta è un viaggio tra le opere considerate “classiche” in una selezione che purtroppo è veramente piccola e che è stilata tenendo presente dei dati di vendita trovati su alcuni siti specializzati e sulla presenza dei vari titoli nelle liste che sono state diffuse da altrettanti siti di settore come quelle dei libri da leggere almeno una volta nella vita.
Nessun libro novità, ma letture, appunto, “classiche”, prendendo come opera di partenza la Divina Commedia, anche per il fatto che il 25 marzo è stata istituita come data dal consiglio dei ministri da dedicare a Dante Alighieri in vista anche delle celebrazioni per i settecento anni dalla scomparsa nel 2021. Un’opera, la Divina Commedia, che non ha certo bisogno di presentazioni e che ha visto edizioni diverse, alcune delle quali che possono essere considerate vere e proprie opere d’arte, e con le illustrazioni di Gustavo Dorè.
E proprio a questi capolavori illustrativi sono ispirate e riportabili, in una sorta di omaggio pur con un linguaggio pittorico differente, le quarantotto illustrazioni di Alberto Schiavi che impreziosiscono una vera e propria “chicca” rieditata lo scorso anno per Viennepierre Edizioni dopo la prima edizione del 2004 che era stata “limitata” a cinquecento esemplari numerati: la Divina Commedia tradotta in dialetto milanese da Ambrogio Maria Antonini, avvocato di vasta preparazione umanistica e storica che fu anche insignito del Premio Carlo Porta.
Un lavoro, il suo, che è durato vent’anni e che dopo la sua morte, all’inizio del 2000, capitò tra le mani di Pier Luigi Amietta, laurea in giurisprudenza, studi classici, esperto di comunicazione e formazione, autore di poesia, narrativa e saggistica, legato anche all’Accademia del dialetto milanese. «Da subito mi sono reso conto che si trattava di una traduzione pregevole che non poteva restare inedita» ricorda Amietta che, contattata la figlia di Antonini, di questa Divina Commedia in milanese si è occupato della curatela insieme a Pier Gildo Bianchi.
«Per tre anni – prosegue – abbiamo lavorato per sistemarla. La figlia di Antonini ci aveva confermato che era intenzione del padre pubblicare il suo lavoro, ma purtroppo era morto prima di riuscire a farlo. La sua è una traduzione letterale, parafrastica ed esplicativa, ma che mantiene gli endecasillabi e la terzina incatenata in modo perfetto, cosa che ci ha permesso, in entrambe le edizioni, di mettere il testo originale a fronte. Antonini mantiene perfettamente il contenuto, rispetta la struttura e la sequenza dell’opera di Dante, pur concedendo qualcosa alla bonarietà sorridente del milanese».
L’edizione del 2004 era accompagnata da un glossario che aiutava a comprendere i termini più desueti, e da un saggio di Amietta sull’attualità del pensiero dantesco che è poi stato pubblicato a parte. L’edizione del 2019, che è in un unico volume e non più suddivisa in tre come la precedente, mantiene il glossario.
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