LA SENTENZA
Donna s’allena in pista, anziano la molesta
Commenti da caserma a ogni passaggio: 76enne condannato
Di sicuro quando riempiva senza ritegno di complimenti volgari una giovane donna che faceva atletica sulla pista di Sumirago, non avrebbe mai pensato di finire sotto processo. E nemmeno che del procedimento legato al suo “caso” potesse essere investita la Corte Costituzionale.
L’accusa
Finito sotto processo per stalking e atti osceni in luogo pubblico, l’uomo, che ha da poco compiuto 76 anni, è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio a 20 giorni di reclusione per molestie. Così è stato derubricata l’imputazione originaria di atti persecutori dal tribunale, che lo ha invece assolto dagli atti osceni. Tuttavia, il pm Franco Belvisi, una volta lette le motivazioni, non ha condiviso e, per questo, ha fatto ricorso in appello chiedendo la riforma della sentenza di primo grado. Il rappresentante della pubblica accusa ha ribadito che si è di fronte ad atti persecutori e non a molestie e che l’imputato, un pensionato di origini sarde, deve inoltre essere condannato anche per atti osceni in luogo pubblico.
I fatti
I fatti al centro del processo sono avvenuti in due distinti momenti: il primo nel giugno del 2020; il secondo nel luglio dell’anno successivo. Entrambi, imputato e parte offesa, frequentavano l’impianto sportivo a cadenza quotidiana: la donna per allenarsi, mentre l’attempato signore, in canotta e pantaloncini corti, per fare esercizio e mantenersi in forma. Peccato che non si limitasse solo a quello. Ogni volta che la donna gli correva vicino le riservava commenti da caserma. Non contento, a ogni passaggio si strofinava i genitali (ma senza togliersi i pantaloncini) e quando l’atleta aveva finito l’allenamento, le si avvicinava riprendendo il pressing fatto di apprezzamenti a sfondo hard. Dopo qualche giorno di questo andazzo, la donna, non sentendosi più sicura dalle condotte del pensionato, che era solito materializzarsi non appena entrava in pista, si era fatta venire a prendere dal marito e aveva interrotto le frequentazioni dell’impianto. L’anno successivo ha riprovato a fare atletica, privilegiando anche un look il più sobrio e coperto possibile. Ma non c’è stato verso. Subito era ritornato a fare capolino il suo personalissimo incubo.
Il processo
Ancora ieri la sostituta procuratrice generale di Milano Daniela Meliota ha sollecitato la condanna per le imputazioni originarie. Tuttavia, c’è un inghippo giuridico non indifferente. Come ha spiegato il difensore, l’avvocata Milena Ruffini, il ricorso in appello sarebbe inammissibile. Riforma Cartabia alla mano, la Procura avrebbe titolo per impugnare l’assoluzione di un reato come lo stalking, non invece per un reato a citazione diretta (meno grave) come nel caso delle molestie, per cui è stato effettivamente condannato. «Ma non possono esserci reati di Serie A e di Serie B», ha stigmatizzato ieri la sostituto pg Meliota. «Perché gli avvocati possono ricorrere contro qualsiasi reato e la pubblica accusa no? La Corte Costituzionale deve pronunciarsi». A questo proposito, nell’udienza del 26 maggio la quarta Corte d’Appello di Milano deciderà se sollevare la questione di legittimità costituzionale o meno.
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