CAMBIAMENTO CLIMATICO
El Niño: il fenomeno atmosferico degli anticicloni
Si va verso il caldo record nel 2024, ma c’è chi fa ancora finta di niente

Ok, c’è chi non si fida a prescindere di tutto ciò che arriva dalla Cina e dopo il Covid è anche peggio. Eppure a volte un’occhiata a informazioni che il colosso asiatico ci inoltra sarebbe il caso di darla. Secondo uno studio effettuato proprio dall’Istituto di fisica dell’Accademia cinese delle scienze, infatti, il 2024 sarà l’anno più caldo di sempre. Il “nemico” è El Niño, il fenomeno atmosferico che già in passato ce ne ha combinate delle belle: la perturbazione che ciclicamente si scatena sul nostro pianeta, con la “gentile” collaborazione dei cambiamenti climatici, causerà nel prossimo anno una serie di anticicloni, ovvero masse di alta pressione, alla base dell’aumento delle temperature in particolare nell’Asia orientale e nell’America settentrionale.
C’è da preoccuparsi? Qualcuno ritiene che, in fondo, anche se fa un po’ più caldo a noi cambia poco ma non è degli effetti sul nostro modo di vestirci che dobbiamo interessarci, bensì sull’incidenza che questi fenomeni hanno sull’intero stato della Terra. Non serve una laurea per capire che più si alzano le temperature, più flora e fauna del pianeta sono a rischio e con loro la nostra stessa vita. Non solo per il peggioramento delle condizioni climatiche che causano fenomeni di una violenza mai vista anche alle latitudini storicamente più temperate come può essere la nostra, ma anche perché il mutamento dell’habitat non può che influire in modo negativo su un ecosistema consolidato e che col tempo sta iniziando a crollare. I numeri fanno impressione, specie per quanto concerne i record di temperature battuti nel 2023.
Settembre e ottobre sono stati i mesi più caldi di sempre da quando esistono queste elaborazioni e, complessivamente, la temperatura media della Terra è aumentata di 1,7 gradi rispetto all’era pre-industriale, ovvero la seconda metà dell’800. E non è certo colpa dello Spirito Santo se le cose vanno in questo modo: la conferma ci è arrivata, inattesa, imprevista ma lampante, proprio dall’evento che dovrebbe sensibilizzare sui cambiamenti climatici e che si è rapidamente trasformato in una mezza farsa.
A Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, si sta infatti svolgendo il COP28, ovvero la Conferenza globale sul clima e qualche giorno fa un episodio ha lascito tutti basiti: il padrone di casa, ovvero il sultano Al-Jaber, presidente dell’evento nonché vertice della compagnia petrolifera di stato, ha affermato che abbandonare i combustibili fossili sarebbe come tornare all’età della pietra. Già era abbastanza sconcertante il fatto che a ospitare il convegno, al quale si sono ben guardati dal partecipare i presidenti dei paesi più inquinanti del mondo, la Cina e gli Stati Uniti, fosse un paese che sui combustibili fossili basa la propria opulenta economia. Ma questo coming out è apparso quasi uno sberleffo, tanto che il sultano si è affrettato a convocare una conferenza stampa nella quale ha affermato l’esatto contrario di quanto detto il giorno precedente.
Vero, considerando che l’80% dei combustibili utilizzati nel mondo è di natura fossile, assurdo sarebbe pensare di eliminarli improvvisamente visto che andrebbe a gambe per aria l’economia del pianeta. Ma al tempo stesso, che ci venga a dare lezioni su certi rischi chi, in nome dell’arricchimento grazie al petrolio, ha causato questo circolo vizioso fa sinceramente ridere.
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