GIORNO DELLA REPUBBLICA
Elezioni: le paure e le speranze degli italiani nel 1946
Il Paese vuole superare il passato e si ha una gran voglia di conoscere e partecipare

Domenica 2 giugno 1946. Le urne sono aperte dalle 8. Il Re Umberto II, in abiti civili, vota alle 11 nel seggio di via Lovanio a Roma, accolto in realtà da pochi applausi. È il giorno decisivo: dopo oltre vent’anni di silenzi e di sussurri e cinque anni di guerra mondiale, 24.947.187 italiani - comprese per la prima volta anche 12.998.131 donne - devono eleggere l’Assemblea Costituente e scegliere la forma istituzionale del Paese.
Monarchia o Repubblica? Mentre sta scoppiando la Guerra Fredda e il mondo si sta spaccando in due, il futuro dell’Italia è in bilico. Ma, innanzitutto, alle urne si reca un Paese sconfitto e devastato dalla guerra: il 21% delle case sono danneggiate o distrutte, il 38% non compra mai la carne, la produzione del grano e delle patate è dimezzata, il 13% dei bambini tra i 6 e gli 11 anni non frequenta la scuola ed è analfabeta. Ancora. Impraticabile il 60% delle strade, distrutti ottomila ponti: il viaggio in treno da Milano a Roma dura 33 ore. E poi 450 mila morti, più i mutilati e gli invalidi. Non c’è nessuno che non abbia perso un parente o un amico. È, insomma, l’Italia di Ladri di biciclette e di Sciuscià di Vittorio De Sica, film che escono, non per caso, tra il 1946 e il 1948. Eppure, bisogna costruire l’Italia della pace e della democrazia, scrollarsi di dosso la paura della morte, vent’anni di oppressione civile e culturale del fascismo, ricominciare a vivere.
Così, dall’America arrivano il jazz, il boogie-woogie e lo swing, nei teatri di rivista Wanda Osiris canta Capo Cabana e Portami tante rose, Clara Jajone Alle terme di Caracalla i romani giocavano a palla e Alberto Rabagliati C’è una chiesetta amor, nascosta in mezzo ai fior. Le donne portano la gonna al ginocchio: non è uno scandaloso neo-libertinismo, ma una moda per risparmiare la stoffa, anche questo emblematico segno della condizione del Paese. L’Italia vuole superare il passato e legittimamente distrarsi. Le nuove riviste “Star”, “Grand Hotel”, “Bolero-Film”, “Tutto Hollywood” pubblicano le foto dei divi del cinema e vanno a ruba, mentre inizia il concorso di Miss Italia: la prima “maggiorata” è Silvana Pampanini.
Sta insomma arrivando l’American Dream, che nella penisola si lega anche al calcio: da un mese sono in circolazione le schedine della Sisal, il futuro “Totocalcio”. Nel Paese riparte pure la produzione industriale: entrano in commercio la Vespa e la Lambretta, a Maranello Enzo Ferrari fonda la sua casa automobilistica. Ma, soprattutto, gli italiani hanno una gran voglia di conoscere, di informarsi, di poter partecipare: è una stagione di straordinaria libertà, nascono oltre cento quotidiani di tutte le aree politiche e culturali, destinati a un pubblico affamato.
Secondo l’inchiesta della Doxa, oltre l’85% dei cittadini legge almeno un giornale, e in quei giorni Giovanni Guareschi inizia a pubblicare le storie di Peppone e Don Camillo, le case editrici Einaudi e Bompiani traducono Ernest Hemingway e John Steinbeck, escono i capolavori di Carlo Levi e Elio Vittorini, Cristo si è fermato a Eboli e Uomini e no. Ecco: in questo quadro l’Italia decide il proprio destino. I partiti politici - che rispecchiano il confronto del Novecento ideologico - sono rifondati o usciti finalmente dall’illegalità. E si sono legittimati combattendo nella Resistenza e portando l’Italia fuori dalla guerra voluta da Mussolini e dal Re Vittorio Emanuele III.
Ma in realtà è tutto nuovo. Non si vota liberamente da oltre vent’anni: almeno una generazione intera non si è mai recata alle urne e solo ora inizia a conoscere il significato reale, tangibile, della democrazia. Un’altra, un po’ più anziana, si è comunque formata con la “Grande Guerra”, il “biennio rosso” e ha vissuto sulla propria pelle l’ascesa violenta del fascismo. Adesso tocca a loro. Ma da che parte stanno? La campagna elettorale è stata vivace e tutti si aspettano un “testa a testa” tra Monarchia e Repubblica. E ancora: quanto prenderanno i comunisti, i socialisti e la democrazia cristiana? Il futuro è in bilico.
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