DIVULGAZIONE
Fatti per capire
Nuovo progetto di cittadinanza attiva

Prendere decisioni consapevoli su temi che riguardano scienza e tecnologia, soprattutto di attualità sul dibattito pubblico. E prenderle perché si è in possesso delle informazioni necessarie. Dal cambiamento climatico alla tutela della salute, all’intelligenza artificiale: temi di grandissima attualità sui quali anche i cittadini sempre più spesso sono chiamati a partecipare con le loro decisioni. Per questo un’informazione basata su dati di ricerca diventa importante. Sia per i giornalisti chiamati a comunicarla al pubblico, sia per i cittadini stessi in prima persona. Con questo obiettivo è nato il progetto Fatti per Capire che la giornalista scientifica, autrice e conduttrice televisiva Barbara Gallavotti ha realizzato con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano. «Indissolubile da Fatti per Capire è il concetto di “cittadinanza scientifica” – sottolinea Barbara Gallavotti -. Si tratta di un termine coniato dagli anglosassoni molto tempo fa e significa essere in grado di prendere decisioni consapevoli su temi che riguardano la scienza e la tecnologia le toccano anche lateralmente, per esempio quando decidiamo che uso fare della tecnologia o che scelte sanitarie prendere. Nella stragrande maggioranza delle nostre decisioni c’è una componente di scienza e tecnologia». Decisione consapevole che non significa prendere quella che prenderebbe al posto nostro un ricercatore, perché, prosegue la giornalista, «ognuno di noi decide con una componente razionale, per cui c’entrano fatti che vengono dalla ricerca ma anche valutazioni che entrano nell’interesse personale, e una componente irrazionale che ha a che fare con la paura, che è legittima, o con le priorità, o con i principi etici». E qui gli esempi possono andare dal decidere di non abitare vicino a una centrale nucleare anche se i dati le dicono sicure, o al terrore di volare, o all’avere paura degli aghi in caso di vaccinazioni.
Il progetto Fatti per Capire nasce dall’idea di Science Media Centre che nel Regno Unito ha visto la luce nel 2002, quando, prosegue Gallavotti, «la Camera dei Lord sì è resa conto che i cittadini britannici non erano in grado di pronunciarsi su temi di scienza e tecnologia (all’epoca il dibattito era soprattutto sugli OGM) e ha istituito questa struttura indipendente che ha l’obiettivo di raccogliere i punti di vista di ricercatori di varie provenienze su temi che di volta in volta sono di attualità, sia perché arrivano importanti risultati scientifici, sia perché sono portati in primo piano da fatti di cronaca, come il dibattito sui tumori in età non anziana seguito al caso di Kate Middleton. Insomma quando un tema diventa oggetto potenziale di dibattito, si raccoglie il punto di vista di ricercatori e lo si rende disponibile ai giornalisti». E proprio nelle modalità di fruizione di questi punti di vista sta la differenza del progetto messo a punto con il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia di Milano. «Noi – sottolinea Gallavotti – siamo nati ventidue anni dopo, in un mondo che si informa in modo diverso e ci siamo rivolti direttamente sia ai giornalisti sia al pubblico, rendendo disponibili i nostri punti di vista di ricercatori: al pubblico con una newsletter, ai giornalisti mettendoli in contatto anche con ricercatori quando vogliono o dando loro notizie scientifiche in anteprima, se opportuno».
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