RIMPATRIO
Flotilla, l'arrivo degli attivisti a Malpensa. Le testimonianze: «Picchiati e umiliati, ma siamo liberi»
Dopo il transito a Istanbul l’arrivo previsto in tarda serata allo scalo varesino e a Roma Fiumicino
È previsto a Roma Fiumicino alle 23.30 e a Malpensa alle 23.45 di questa sera – giovedì 21 maggio – l’arrivo degli attivisti italiani della Flotilla rilasciati oggi da Israele. «Dopo il transito a Istanbul presso l’aeroporto di Umm Al Rashrash, l’interlocuzione consolare costante renderà possibile il rientro degli attivisti italiani in serata», sottolinea la Global Sumud Flotilla. Ad accoglierli i familiari e l’organizzazione «impegnata nelle prossime ore per continuare la mobilitazione e la pressione verso una larga denuncia, verso quella che si autodefinisce l’unica democrazia del Medioriente, marcando i gradi di complicità dei governi europei», aggiungono.
POLEMICA SUI BIGLIETTI
Il costo dei biglietti sarà a carico del movimento. «Come già successo in passato, non potranno contare sul supporto della Farnesina per i biglietti di rientro nel nostro Paese», sottolinea la portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia. E non si è fatta attendere la replica del ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Non è che lo Stato deve pagare, li abbiamo assistiti in tutti i modi possibili e immaginabili», ma «il pagamento del biglietto non mi pare che rientri in questo».
LE TESTIMONIANZE
Botte che non hanno risparmiato donne e anziani, catene alle caviglie, umiliazioni e anche abusi sessuali. Dal racconto degli attivisti della Flotilla emergono i dettagli delle violenze subite dopo l'ultimo abbordaggio delle barche della missione umanitaria diretta a Gaza. «Ci pestavano e ci dicevano “Welcome to Israel”», racconta, con gli occhi lucidi, il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto all’arrivo allo scalo di Fiumicino assieme al giornalista de Il Fatto Quotidiano, Alessandro Mantovani. Sono loro i primi due italiani ad aver fatto ritorno a casa. «Ci hanno picchiato selvaggiamente tre energumeni – continua –. A un certo punto mi sembrava di non vedere più». Parla di un container, una «panic room», in cui venivano spogliati, tenuti al freddo, e pestati. «A me è andata bene e ne sono uscito in piedi – aggiunge –. C'è chi è stato invece portato in infermeria con lesioni interne». Alcuni sarebbero stati bendati, tutti trattati «come criminali». «Al pronto soccorso – prosegue – hanno curato persone messe malissimo, anche anziani, ragazze; venti, trenta con fratture ed alcuni con abusi sessuali». A fornire altri pesanti particolari il giornalista Alessandro Mantovani rientrato a Roma sullo stesso volo: «Mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati. Poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite». Venivano chiamati tramite un numero identificativo, davanti a «mitra spianati» e sono rimasti «ammanettati e con le catene alle caviglie» fino a quando sono saliti in aereo.
TUTTI LIBERATI
Racconti che combaciano con quelli di altri attivisti liberati giovedì dal centro di detenzione di Ketziot. Sono stati, infatti, rilasciati tutti i 430 partecipanti alla missione (di diversi Paesi) e sono partiti da Israele a bordo di tre voli charter Turkish. «Nel porto di Ashdod era stato allestito un vero e proprio campo di concentramento, fatto di container e filo spinato», dice Vittorio Sergi, del coordinamento Marche per la Palestina, appena atterrato all’aeroporto di Istanbul. «Venivamo picchiati ogni volta che alzavamo la testa o che provavamo a sederci», aggiunge. Mentre Antonella Bundu, candidata presidente alle ultime elezioni regionali in Toscana denuncia: «Ad Ashdod con noi c'era anche una ragazza che soffre di epilessia. Le hanno sbattuto due volte la testa per terra».
NUOVA DENUNCIA
Intanto è stata già trasmessa nei giorni scorsi a piazzale Clodio una nuova denuncia da parte del team legale italiano della Global Sumud Flottilla, in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona. Le avvocate annunciano però un’integrazione che verrà inviata nei prossimi giorni dopo avere raccolto le testimonianze dei connazionali. Gli attivisti verranno con ogni probabilità ascoltati dalle forze dell’ordine. E finirà agli atti dell’indagine della Procura della Capitale anche il video diffuso mercoledì sui propri canali social dal ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui gli attivisti appaiono inginocchiati, con le mani legate dietro la schiena e derisi. Mentre il team legale internazionale si appresta a procedere anche di fronte alla Corte penale internazionale. Viene denunciato un «sistematico uso di violenze, abusi sessuali, condizioni inumane di detenzione che possono rubricarsi a torture secondo articolo 1 e 2 convenzione Onu», sostengono dal movimento. I legali degli attivisti della Hind Rajab Foundation, hanno «identificato in particolare sei ufficiali», è stato spiegato in una conferenza stampa.
Articolo in aggiornamento
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