FOTOGRAFIE
Viaggiare dentro un libro

Piano piano si tornerà anche a viaggiare. In attesa, si può farlo con fotografie che danno vita a libri meravigliosi. Potere evocativo di uno scatto che in un batter d’occhio ci porta in cima a una montagna, in riva al mare. Con la capacità di mostrarci la realtà così com’è. Ma con gli occhi e la sensibilità del fotografo.
«La capacità vera – sottolinea il fotografo Max Bassi parlando degli scatti dedicati ai paesaggi – è proprio quella di trasmettere a chi non è lì ciò che provi. Il paesaggio va interpretato, mettendosi nei panni di chi non ha magari potuto viaggiare ma potrebbe aver goduto del bello che incontra anche nei luoghi dove vive. Basta non guardare con superficialità».
Come dire: la paesaggistica è far sentire i suoni e i rumori, far percepire profumi e aromi. «E la fotografia – aggiunge Bassi – deve raccontare senza grammatica». È studio, conoscenza della cultura che vai a immortalare. Interpretando artisticamente, ma con onestà, genuinità. «È come eseguire un ritratto – aggiunge il fotografo, Claudio Turri -: devo stabilire un rapporto con lo spazio intorno e immergermi con lo sguardo fino a trovare in ciò che si mostra la risposta all’idea che mi ero costruito». Un’idea, quella del fotografo pittore senza pennello, ma che per ricreare si affida all’occhio della macchina fotografica, che è ripresa da Mauro Marone, dei FotoCineAmatori di Garlasco: «Fotografare è voglia di raccontare. Ultimamente prediligo raffigurare un riflesso di ciò che c’era nel passato e si rischia di dimenticare, chiese, case, mulini, cascine abbandonate: catturare l’essenza dei luoghi».
Ecco insomma che lo scatto trasporta anche nella dimensione del fare memoria, oltre che della scoperta o del vedere con occhi diversi. Andando oltre la semplice rappresentazione, appunto. «Un fotografo deve poter esprimere, mettere in campo tutto il proprio sentimento, le proprie sensazioni, le proprie emozioni, la propria cultura», sottolinea Graziano Biscotti, anche lui appassionato di fotografia capace di trasportare in luoghi reali che diventano quasi dell’anima. Del resto, la maggior parte delle foto scattate ha il paesaggio come soggetto, fossero anche foto di turisti che vogliono portare a casa un ricordo. «Il problema – avverte Salvatore Benvenga, presidente del Fotoclub Il Sestante di Gallarate e autore di numerose pubblicazioni fotografiche - è che la stragrande maggioranza delle persone scatta una fotografia tenendo conto solo di ciò che i propri occhi intravedono, ignorando quello che la macchina fotografica a sua volta “vede”. Saper osservare e meditare prima dello scatto sono momenti fondamentali».
Anche per girare il mondo sfogliando un libro dove la foto è arte.
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