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«Quando non canto? Dipingo»

Durante l’intervista via Skype con Francesca Lombardi Mazzulli a un certo punto si sente la sirena di un’ambulanza. È impossibile non pensare alla pandemia in questi giorni, perché tutto è cambiato.
Avevamo intervistato il soprano varesino a maggio, alla fine del primo lockdown, torniamo a parlare con lei all’inizio di un nuovo lockdown. Abitiamo a pochi chilometri di distanza, ma abbiamo preferito non incontrarci: anche le interviste, in tempi di Coronavirus, sono virtuali.
Francesca Lombardi Mazzulli è una specialista del repertorio lirico del Seicento, ha registrato 27 CD e canta in tutto il mondo. Cantava, viene da dire, perché da quasi un anno la sua carriera è ferma. Per lo spettacolo dal vivo è notte fonda, soprattutto per la lirica, visto che quasi tutti i teatri d’opera sono chiusi (il Metropolitan di New York ha annullato l’intera stagione 2020/2021) e le stagioni concertistiche sono sospese.
Forse la situazione sanitaria è meno grave che a marzo, ma per i musicisti le cose vanno di male in peggio. Anche il Teatro alla Scala ha alzato bandiera bianca, rinunciando alla tradizionale inaugurazione del 7 dicembre.
Come vive questo momento?
«Per noi artisti marzo e aprile hanno rappresentato un cataclisma e la ripresa è stata faticosissima, perché sono tornati ad esibirsi solo i grandi nomi della lirica, anche se in estate si è cominciato a vedere qualche spiraglio di luce: io sono riuscita a fare, tra l’altro, un concerto vivaldiano in streaming per il Festival di Bogotà e l’Exultate Jubilate di Mozart con l’Orchestra Verdi a Monza. Adesso, però, siamo fermi di nuovo. Oltre alla registrazione di un CD per Sony mi è saltato un recital al Festival Händel, ad Halle, e salterà purtroppo anche il concerto del 6 dicembre per la Stagione Musicale di Varese con l’ensemble Europa Galante».
E il prossimo anno?
«A marzo dovrei debuttare al Comunale di Bologna con La creazione di Haydn, debutto che era già programmato quest’anno. Nello stesso periodo avrò dei concerti in Germania e farò la Messa in Si minore di Bach a Bolzano, con il gruppo La Venexiana».
Gli ingaggi non mancano…
«Sulla carta, perché dipenderà dall’evoluzione della pandemia. Avevo in programma, per esempio, la prima ripresa moderna (con prima registrazione assoluta) dell’Isola di Alcina di Gazzaniga, che è slittata al 2022. Il prossimo agosto sarò invece allo Stresa Festival con l’Accademia Bizantina di Ottavio Dantone, per L’incoronazione di Poppea di Monteverdi in forma di concerto».
È una notizia in anteprima…
«Sì, sarà il mio debutto allo Stresa Festival».
Lo scorso marzo è invece saltato il suo debutto al Teatro Real di Madrid, con la prima moderna dell’Achille in Sciro di Corselli…
«Siamo arrivati all’antigenerale e poi hanno chiuso tutto: sono tornata in Italia all’ultimo momento, prima di restare bloccata a Madrid!».
Come trascorre questi giorni di lockdown a Varese?
«Negli ultimi mesi ho insegnato molto al Liceo Musicale Malipiero e per me è stato importante: quando si insegna si impara sempre qualcosa, perché ci si concentra anche sul proprio mezzo vocale. Adesso però ci fermiamo o, per essere precisi, mi fermo io, visto che per ora non farò lezioni in streaming: poi si vedrà».
Oltre alla musica?
«Dipingo, soprattutto lavori in bianco e nero con la china, anche se è solo un hobby. Dipingere mi piace e mi rilassa e poi noi artisti abbiamo bisogno di esprimerci: il palcoscenico è la cosa che mi mancano di più e la pittura è una piccola compensazione. Qualcuno si dedica alla cucina, ma io proprio non ci riesco: a cucinare è il mio compagno».
Sta pensando a nuovi ruoli?
«Sono appena stata presa da un’importante agenzia in Germania, la Mennicken Artists Management, ed ho incominciato ad approfondire i ruoli mozartiani come Fiordiligi (Così fan tutte), la Contessa (Le nozze di Figaro) e Vitellia (La clemenza di Tito). La mia voce sta diventando più drammatica e posso fare ruoli più pesanti, anche se non voglio spingermi troppo oltre Mozart: il Seicento resta il mio repertorio privilegiato».
Sempre all’estero?
«Quasi sempre. In Italia è difficile, soprattutto nell’ambito del Barocco. E poi all’estero ci sono i mecenati. Quando una voce di talento si diploma in Conservatorio può trovare un mecenate pronto a sostenerla. In Italia non succede».
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