OPERAZIONE ANTIDROGA
Gavirate, società della droga: sei arresti
Blitz della Finanza: trovate serre di marijuana nella finta attività di cosmetici. Sequestrati 218 chili di stupefacenti
Una società attiva nel settore del commercio all’ingrosso di cosmetici che avrebbe in realtà dato vita all’esportazione di ingenti quantità di stupefacenti. Questa l’accusa a carico di una società di Gavirate. L’indagine è partita dalla Guardia di Finanza di Bergamo che, coordinata dalla Procura di Varese, ha effettuato un blitz nella sede nel Varesotto dove veniva coltivata e commercializzata marijuana. Sei le persone arrestate.
L’inchiesta è partita dai controlli doganali svolti all’aeroporto di Orio al Serio dai finanzieri e dai funzionari dell’Agenzia delle dogane. Gli accertamenti si sono concentrati appunto sulle attività di import-export di una società di spedizione attiva nello scalo e con sede, come detto, a Gavirate. Sulle etichette erano indicati prodotti di cosmetica e per cercare di ingannare i cani antidroga lo stupefacente veniva confezionato sottovuoto e sigillato ermeticamente.
Nel corso della perquisizione dell’azienda sono state trovate serre complete di tutti gli accessori necessari alla coltivazione della marijuana: come lampade a led, kit per l’irrigazione, fertilizzanti e impianti di areazione, bilance per la pesa, macchine per il confezionamento sottovuoto e materiale da imballaggio per la spedizione.
La Gdf ha inoltre sequestrato 216 chilogrammi di cannabis, stoccati in contenitori in plastica e cartoni pronti per essere spediti all’estero.
I cani antidroga hanno consentito di scoprire anche altri 2,5 chili di hashish confezionati in panetti.
L’operazione si è conclusa con l’arresto del rappresentante legale della società e di altri cinque responsabili, sorpresi nel laboratorio in attività di stoccaggio e confezionamento della marijuana e tutti finiti in carcere.
LA REPLICA DEL LEGALE
Di seguito la nota inviata dal legale della società, l’avvocato Niccolò Vecchioni.
In primo luogo, la sostanza vegetale rinvenuta appartiene alla c.d. cannabis light ed è stata impropriamente qualificata come marijuana. Si tratta, in realtà, di materiale non classificabile come sostanza stupefacente, in quanto privo di concreta capacità drogante. Parimenti, non corrisponde al vero che tale sostanza fosse occultata: la stessa era semplicemente confezionata in scatole destinate a prodotti cosmetici, in linea con le modalità commerciali del settore. Tale qualificazione rispondeva a esigenze di classificazione doganale, atteso che i prodotti erano destinati ad aziende operanti nel settore cosmetico, e non è in alcun modo riconducibile a finalità di occultamento o a una destinazione verso il mercato clandestino.
A conforto di quanto sopra, sono già stati depositati presso la competente autorità giudiziaria i certificati di analisi, comprovanti sia la natura della sostanza sia la sua inoffensività per la salute pubblica.
Non a caso, il G.I.P. di Varese ha disposto l’immediata liberazione di tutti gli arrestati, tra cui l’amministratore della società e alcuni dipendenti della stessa.
Si confida, pertanto, in un favorevole epilogo della vicenda giudiziaria, anche alla luce della decisione della Corte costituzionale attesa per il prossimo mese di maggio, che si auspica possa fornire un chiarimento definitivo favorevole alle istanze degli operatori del settore.
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