IN SCENA
Ghini e Ruffini: la vera amicizia tra due “scorrettezze”
Al teatro Manzoni «Quasi amici», spettacolo nato da un libro e un film, tratto da una storia vera

«Penso che il sentimento d’amore che esprime questo spettacolo sia molto sociale e bello. Uno spettacolo di amore incondizionato, di compassione, nel senso che partecipo al tuo dolore ma non lo giudico. E dunque un sentimento di amicizia in un rapporto di meraviglia compassionevole, in questo caso tra due diversità: quella di Filippo che è fisica, quella di Driss che è di una cultura che Filippo gli insegna. E la cultura qui è come sinonimo di libertà».
Così Paolo Ruffini nel parlare di Quasi amici, lo spettacolo nato da un film di successo che a sua volta è nato da un libro e da una storia vera, e che è fino al 28 gennaio al teatro Manzoni di Milano. In cui Ruffini è Driss, che vive nelle periferie e che fin da ragazzini entra ed esce di galera, e Massimo Ghini è Filippo, l’uomo ricco e agiato reso tetraplegico da un incidente. La storia del loro incontro che fa sì che diventino indissolubili l’uno per l’altro arriva in teatro.
«Qui proviamo a raccontare un gap culturale che affronta il nostro Paese - aggiunge Massimo Ghini -. Il lavoro che abbiamo fatto, e che mi sembra sempre accompagnato da un affetto vero, dalle emozioni che regalano queste due persone che hanno vissuto questa avventura e questa storia, fa molto riflettere. È un incontro tra mondi distanti che si scambiano esperienze: sono due “scorrettezze”, perché anche Filippo non è “buono”, che si incontrano e formano una strada comune». Con una “sfida” che per Ruffini e Ghini, ma anche per tutto il cast composto da Claudia Campolongo, Francesca Giovannetti, Leonardo Ghini, Gianmarco Trulli, Giulia Sessich e Diego Sebastian Misasi, diretti da Alberto Ferrari, si rinnova ogni volta, al pensiero che nella mente di tutti c’è, dice Ruffini, «un film bellissimo e amato. Questo spettacolo è molto complicato, è una responsabilità, ma siamo molto felici di farlo». Perché il passaggio, alla fine, è sempre un po’ un rischio.
Ma, aggiunge Ghini, «l’intervento teatrale non deve far perdere il plot: e qui il plot non è stato tradito nemmeno una volta. Nel portarlo in scena noi ci emozioniamo e abbiamo cercato di essere coerenti, mantenendo vivo il percorso». Ed eccoli lì, allora, Paolo Ruffini e Massimo Ghini, con alle spalle nove film insieme, ora a teatro a raccontare la storia, come conclude Ghini, «di un uomo colto e di uno ignorante che si incontrano. E quello che accade è il rapporto della realtà di tutti i giorni. In cui il “politicamente scorretto” diventa una lezione di vita per l’uno e per l’altro».
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