STYLE
Giacca e pantaloni. Innovare

Si sono da poco conclusi i quattro giorni di Milano Moda Uomo, che hanno permesso di sbirciare tra quelle che saranno le tendenze moda dell’inverno 2020/2021 per prepararci, almeno psicologicamente, a quelli che saranno i grandi cambiamenti dell’universo fashion maschile, sempre più vicino alla vita reale e concreta.
Ne è l’esempio perfetto la capsule collection R-EA di Emporio Armani, che ha voluto lanciare al mondo un appello importante: I’m saying yes to recycling, ovvero, io dico sì al riciclo, che tradotto significa rivedere le priorità della moda dicendo addio alla produzione di massa.
Non è la prima volta che Giorgio Armani si schiera a favore dell’ambiente, ma in questo caso il messaggio è forte e chiaro anche nei tessuti: cotone organico, denim e lana rigenerati sono i protagonisti dei parka, i giacconi e i blazer visti in passerella.
Altrettanto proiettato verso il futuro Alessandro Michele, che lancia Gucci verso atmosfere anni Settanta con elementi kitsch, ricami, stampe e taglie non troppo su misura, senza dimenticare un mood più bon ton fatto di golfini monocromatici, camice precise e giacche sartoriali. Un incontro e uno scontro tra due mondi completamente diversi, che rielaborano la moda maschile all’insegna del Gucci Liberty – uno slogan che torna su borse, abiti maschili e femminili – cercando di liberare la società dalla mascolinità tossica e standardizzata.
Allo stesso modo, Fendi ha proposto un rinnovamento dalle idee piuttosto chiare: in questa prima sfilata di Silvia Venturini, il guardaroba dell’uomo è basico, classico e necessario, fondato sull’idea che la “sostenibilità si traduce in durata”.
Gli accessori, poi, perdono ogni connotazione di genere diventando semplicemente funzionali, al pari delle giacche con tasche e taschini.
Ancora diversa la virilità secondo Marco De Vincenzo, che si fa più leggera e giocosa con polsini stretti e maniche a sbuffo, seta plissé in fondo ai pantaloni, cardigan con strisce di lurex. Insomma, la collezione Uomo intitolata Ciao! ha proprio l’immediatezza di questo saluto informale, allo scopo di rinnovare capi classici per farli tornare a vivere nel presente.
Alla Fondazione Prada, invece, l’atmosfera diviene Surreal Classic con elementi del guardaroba borghese – camicie, gilet e cappotti – completamente rivisitati negli abbinamenti e nei materiali. A colpire sono impermeabili da banchiere che si trasformano in divise con stivali lucidi (quasi a ricordare quelle della serie Chernobyl) e gilet e camicie senza maniche persino per l’inverno, perché il riscaldamento globale non perdona. Insomma, quattro giorni di sfilate estremamente politiche e proiettate verso la denuncia e la risoluzione di problemi socioculturali non più trascurabili per una rielaborazione del menswear che guarda finalmente al futuro, senza dimenticarsi di omaggiare quella classicità che rende la moda un linguaggio universale.
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