L’ABBRACCIO
Giada e Alessio, il ricordo è sempre vivo
Mesenzana con mamma Luana, a quattro anni dalla tragedia
Commovente e straziante, ma allo stesso tempo carico di un affetto capace di dare senso anche al dolore più profondo. A quattro anni dalla tragedia che ha sconvolto Mesenzana, la comunità si è stretta ancora una volta attorno a mamma Luana per ricordare Giada e Alessio, i due bambini uccisi nel sonno dal padre, che poi si tolse la vita. Un evento devastante, che ha segnato per sempre il paese, ma che non ha spento la memoria né l’amore per quei due sorrisi rimasti nel cuore di tutti.
Palloncini e fiori
Il corteo è partito nel pomeriggio dalla scuola media, in un silenzio carico di emozione. Tante persone, adulti e bambini, amici ed ex compagni di scuola, hanno camminato insieme stringendo palloncini bianchi e fiori, in un lungo abbraccio collettivo culminato al cimitero. Lì, davanti alla tomba dei piccoli, colma di giocattoli e colori, si è celebrata la messa officiata da don Giuseppe Cadonà. Prima della funzione, il sacerdote ha invitato tutti a riflettere con parole semplici ma profonde: «Gesù, aumenta la nostra fede». Un’esortazione ripetuta più volte, quasi a voler sostenere una comunità ancora incredula di fronte a un dolore così grande. «Di fronte a queste tragedie è difficile comprendere, è faticoso - ha ricordato - ma proprio per questo dobbiamo affidarci e non smettere di credere».
Accanto alla madre, visibilmente commossa, c’erano tante persone venute a testimoniarle vicinanza. «Avevo paura che venisse poca gente - ha confidato Luana - invece vedere così tante persone è stato un grande abbraccio. Il dolore non si può dimenticare, si può solo affrontare. E oggi non mi sono sentita sola».
La forza di una madre
Parole semplici ma cariche di una forza profonda: Luana è stata a lungo abbracciata da chi ha voluto esserle vicino in questo giorno così difficile.
Durante il momento di raccoglimento, la nonna dei bambini ha letto una lettera dedicata ai suoi nipoti, ricordandoli con dolcezza e amore, mentre più di una volta la commozione ha lasciato spazio agli applausi.
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