DOPO LA PRIMA VITTORIA
Gli amici varesini di Kimi
Alessandro Marchetti: «Talento sconcertante. Con due suoi consigli ho vinto». Davide Bernasconi: «Ha guadagnato 12,5 milioni, vive nella massima riservatezza e semplicità»
«Kimi Antonelli un ragazzo di una semplicità e di un talento sconcertante. Mi ha dato due consigli per migliorare l’assetto della nostra Mercedes Amg GT3 e sul bagnato, al Mugello, abbiamo fatto due temponi da urlo». Alessandro Marchetti, classe ‘74, è il dentista varesino che corre in auto dal 2008. Dapprima nei rally con Clio R3 da 260 cavalli team Smd poi in velocità con il team Nova Race di Jerago pilotando Ginetta, Audi R8, Mercedes, Ferrari. Dal 10 maggio disputerà con Luca Magnoni il campionato italiano GT Sprint su Honda NSX turbo GT3 da 650 cavalli.
«Conobbi Kimi quando con Fulvio Ferri e Andrea Bodellini disputammo il GT tricolore ‘24 – prosegue Marchetti–. Utilizzavamo nel contesto di Nova Race la Mercedes Amg GT3 di proprietà del papà, Marco Antonelli. E Kimi veniva spesso a trovarci nei box. Già era pilota ingaggiato da Mercedes e dal karting era passato alla F.4 e F.2 con una rapidità incredibile. A 17 anni parlava come un adulto di assetti e regolazioni, analizzava telemetria e condizioni dell’asfalto con una competenza che stupì me, i miei compagni di squadra e Luca Magnoni che ci seguiva da vicino dalle prove libere alle qualifiche».
«La prima impressione che emergeva dai consigli del ragazzino Kimi Antonelli a noi piloti privati – prosegue il varesino Alessandro Marchetti – era di facilità a interpretare il comportamento di bolide di alta cilindrata e potenza: è un 8 cilindri a V, 6300 cc e biturbo da 650 cavalli. Lui era abituato sin da piccolo a dominare tanta potenza in ogni condizione: e vi garantisco che al Mugello sotto la pioggia, se l’assetto non è ottimale, rischi di uscire a ogni curva. Grazie ai suoi consigli, tra stile di guida e regolazioni d’assetto, vincemmo la classe Am sotto il diluvio».
Marchetti non corse per due anni (2020-2022) fiaccato da leucemia linfoblastica acuta. Dopo aver reperito il donatore di midollo osseo rinacque. «Per capire il carattere di Kimi Antonelli basti dire che – conclude Alessandro – dopo aver raccontato la mia vicenda sanitaria, si è subito detto pronto ad aiutare la nostra associazione “Race To Donate” che promuove la tipizzazione del sangue nei luoghi di gara e fuori, primo passo per diventare donatori».
«LE PENNETTE NELLA NOSTRA TENDA»
«In una F.1 che fattura 4 miliardi di dollari stupisce che un pilota vincente, qual è Kimi, si fermi a mangiare pennette al pomodoro sotto la nostra tenda BD racing. Ma sapendo da quale famiglia proviene e chi è papà Marco non deve meravigliare più di tanto». A parlare è Davide Bernasconi, classe 1963, team manager della scuderia di Crosio della Valle, fondata dopo aver smesso di pilotare e aver vinto l’assoluto nel campionato velocità turismo ‘94 e di classe ‘95. «Quando noi trent’anni fa preparavamo a Varese le Volkswagen Polo, papà Antonelli era legato a Peugeot, eravamo rivali. Quando nacque Andrea Kimi fu festa grande per lui e mamma Veronica. Già a 5 anni il piccolo salì sul kart mono marcia poi un crescendo notevole fino alla conquista di due campionati europei con le ruotine. Ma con il passare degli anni, ritrovando Kimi nei paddock, ciò che è rimasta intatta è l’umiltà e la gioia nel dialogo due elementi nel Dna di famiglia». Al primo anno di F.1 Kimi ha guadagnato 12,5 milioni di euro, vive nella massima riservatezza e semplicità. «Ha scelto il n.12 sulla F.1 – conclude – lo stesso di Ayrton Senna. Trovo tante somiglianze nel carattere e nella guida con l’indimenticabile campione brasiliano».
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