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Neurocosmesi: regolare l’umore partendo dalla cute

Gli scienziati lo hanno dimostrato da anni: pelle e cervello sono legati a doppio filo.
A studiarne il rapporto è la PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia), un approccio multidisciplinare che considera come sistema nervoso, meccanismi di difesa dell’organismo e ormoni scambino informazioni tra di loro e, soprattutto, su come vengano influenzati dagli stati psicologici.
La prima a rispondere agli stimoli? Ovviamente, la pelle.
È ormai ben più che noto, in effetti, quanto lo stress possa influire sulla salute della cute: il cortisolo - altrimenti noto come ormone dello stress - può, infatti, modificare il sistema immunitario, abbassando le difese della pelle ed esponendola a rossore e infiammazione, persino a dermatiti, ipersensibilità, psoriasi e rosacea.
Fortunatamente, però, la fortissima connessione che lega cervello e pelle ha anche notevoli effetti positivi: il semplice contatto delle mani sulla pelle, infatti, è alla base di qualsiasi tecnica di rilassamento, oltre che rappresentare la più istintiva e primordiale forma di conforto.
Non solo, però, perché la stimolazione di tutti i sensi può favorire una risposta neurologica.
Ecco allora che i cosmetici assumono un ruolo fondamentale: secondo i principi della neurocosmesi – branca della cosmesi definita per la prima volta al meeting annuale della North American Society of Cosmetic Chemists nel 2007 – fornire alla cute determinate sostanze permette di mandare al cervello precisi segnali.
L’elemento più intuitivo da considerare sono, senza dubbio, le fragranze. Dalle note rilassanti di lavanda e camomilla a quelle agrumate ed energizzanti, i profumi possono davvero influenzare la sfera emotiva, in modo particolare se sapientemente associati a texture e colori.
Oltre che, ovviamente, a ingredienti specifici come peptidi biomeccanici, noti per essere “messaggeri del relax”, oli essenziali, cannabis e piante rilassanti come Rodiola Rosea – un adattogeno energizzante che stimola le beta-endorfine – e Tephrosia Purpurea, nota per ridurre del 70% la produzione di cortisolo.
L’obiettivo della neurocosmesi, in effetti, è proprio quello di regolare l’umore dal punto di vista biochimico, provando a influenzare positivamente il sistema nervoso.
Il meccanismo d’azione è semplice e complesso al tempo stesso: sebbene la fisiologia nervosa della pelle sia ancora solo parzialmente conosciuta, è nota la grande quantità di neuroni (circa 800mila), nervi (11 metri) e recettori sensoriali (200 per cm2) presenti sull’epidermide.
Addirittura, in fase embrionale, pelle e sistema nervoso si sviluppano quasi contemporaneamente e, ovviamente, informazioni come caldo, freddo, prurito e bruciore vengono trasmesse al cervello proprio dalla pelle.
Ed è su questo semplice rapporto che lavora la neurocosmesi: utilizzando la pelle come mezzo, possono essere date delle informazioni molto specifiche al cervello, possibilmente positive.
Ossitocina e dopamina, ad esempio, sono principi attivi intelligenti, in grado di penetrare oltre lo strato corneo e influenzare alcune strutture del sistema nervoso, regalando una sensazione di relax, ma agendo anche come potenti antiage.
L’obiettivo della neurocosmesi, dunque, è molto semplice: stuzzicare i sensi affinché il cervello possa reagire positivamente allo stimolo, incarnando i principi della filosofia olistica.
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