IN TELEVISIONE
Gramellini, il pacifismo e lo “sgurz”
L’opinionista potrebbe non risultare simpatico, ma chi diffonde cultura merita rispetto

Lo ammettiamo, Massimo Gramellini non ci sta simpatico. Non amiamo il suo essere sempre così ecumenico, il fermarsi un millimetro prima di essere scomodo come un conquistatore pavido di fronte alle mura della città. Un anticonformista del conformismo salottiero che finisce per non far arrabbiare nessuno perché in fondo siamo pur sempre nel paese del “volemose bene”.
Non a caso il suo trampolino di lancio televisivo è stato Fabio Fazio, maestro di ciò che il marchese Fulvio Abbate chiama, con un’intuizione geniale, l’amichettismo della sinistra di oggi. Ma quando un personaggio pubblico ha la capacità di conquistarsi un seguito tanto ampio, qualcosa in più di noi comuni mortali ce l’ha.
Vi prego, però, non chiamiamolo X-Factor: in quel bellissimo film che è “Kamikazen”, il debutto di Gabriele Salvatores, un indimenticabile David Riondino chiamava sgurz quella scintilla che rende alcune persone speciali. E lo sgurz di Gramellini si chiama amore per la cultura.
Siamo capitati un po’ per caso in un anomalo sabato sera casalingo sul suo programma in onda settimanalmente su La7, “In altre parole”. Un contenitore nel quale, attraverso amabili chiacchierate con ospiti, si analizzano gli eventi della settimana cercando di leggeri secondo un’ottica differente attraverso le opinioni di personaggi provenienti da mondi di ogni genere, non solo dal contesto politico.
Uno dei volti fissi della trasmissione è, ad esempio, Roberto Vecchioni. Amato cantautore ma, come sappiamo, anche insegnante per 30 anni di latino e greco al liceo, nonché docente universitario. Insomma, uomo di comunicazione a 360° che ha sempre cercato il confronto con le generazioni più giovani come passaggio catartico anche per chi ha qualche anno in più ed è convinto di sapere già tutto.
Il dibattito di sabato non poteva che essere incentrato su una settimana nella quale la guerra, le guerre, sono state al centro delle cronache e, se Vecchioni era seduto alla sinistra di Gramellini, alla destra c’era un'altra di quelle eccellenze vere del nostro paese. Corrado Augias, pensionato in tutta fretta dalla “nuova Rai”, ha trovato subito ospitalità su La7, confermandosi divulgatore straordinario, nonché lucidissimo osservatore del presente in barba ai suoi 89 anni.
Da un confronto fra due menti del genere non poteva che nascere qualcosa di unico e a colpirci è stata una riflessione proposta da Vecchioni che, parlando del nostro supporto all’Ucraina contro l’invasione della Russia di Putin, ha sottolineato come non si debba confondere il concetto di pacifismo con il reale significato della parola “pace”.
«Il pacifista assoluto sta lì, prende uno schiaffo, lo prende dall’altra parte e crepa. Per un’idea... Ma qui c’è il mondo. E nel mondo reale la pace, purtroppo, si ottiene anche, a volte, scagliandosi contro un avversario che ti perseguita». Non sappiamo se essere d’accordo con Vecchioni, ma il fatto che tale riflessione arrivi da un intellettuale che ha da sempre combattuto a difesa del valore della pace non può che indurci in questo caso a ragionare… in altre parole. Ovvero ciò che si propone Gramellini con una trasmissione televisiva che punta sulla cultura, sul pensiero. Insomma, magari non ci starà simpatico, ma chi dà voce al “sapere”, merita a prescindere il riconoscimento di essere prezioso.
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