SANITÀ E VIRUS
Hantavirus: il turista britannico «non è contagioso»
L’annuncio dal direttore del Centro Regionale per le Malattie Infettive della Lombardia, ndrea Gori, insieme all’assessore Guido Bertolaso. L’uomo aveva viaggiato sullo stesso volo della donna olandese deceduta
Il turista britannico che aveva viaggiato sullo stesso volo della donna olandese deceduta a Johannesburg per l’hantavirus «è asintomatico e tutti gli esami sono negativi. Questo vuol dire che il paziente in questo momento non è contagioso e non lo è stato fino adesso. Quindi non ci sono problemi per le persone che ha potuto incontrare nei giorni scorsi»: così oggi, mercoledì 13 maggio, il direttore del Centro Regionale per le Malattie Infettive della Lombardia, Andrea Gori, durante un punto stampa all’ospedale Sacco con l’assessore al Welfare Guido Bertolaso. «Ovviamente sappiamo che la latenza di questo virus è lunga» quindi l’uomo, un 60enne, «dovrà continuare le sei settimane di quarantena durante le quali farà degli esami periodici per confermare la negatività nel tempo» ha aggiunto Gori.
«La situazione è assolutamente sotto controllo», ha spiegato Bertolaso che ha poi aggiunto: «Il contatto che non aveva viaggiato su questo volo ma aveva accompagnato questo signore qui in Italia, secondo quelle che sono le indicazioni dell’Oms e del nostro ministero, quest’oggi è libero di tornarsene a casa o di fare quello che vuole mentre invece la persona che aveva fatto questo volo, che comunque ripeto è negativa agli esami clinici che sono stati fatti, deve rimanere in isolamento fino al 6 giugno perché l’isolamento scatta dal momento in cui c'è stato l'eventuale contatto», ossia il 25 aprile scorso. Quindi, ha precisato, «fino al 6 giugno sarà nostro ospite o qui al Sacco oppure in una struttura dedicata che stiamo cercando».
LOMBARDIA PRONTA, IMPARATA LEZIONE DAL COVID
«Mi pare di poter dire che dal Covid abbiamo sicuramente imparato qualcosa, la macchina ha funzionato perfettamente». Ha detto Bertolaso, rispondendo ai giornalisti, sottolineando che la Lombardia, anche alla luce di quanto successo con il Covid, è pronta ad affrontare anche un’altra eventuale pandemia: «Assolutamente sì – ha spiegato l’assessore –. Adesso c'è pure il piano pandemico nazionale, noi avevamo già il nostro piano pandemico regionale, abbiamo una organizzazione e abbiamo un centro interaziendale per le malattie infettive che è gestito fra il Sacco e l’università di Pavia al Policlinico San Matteo». Quindi «da questo punto di vista come attrezzature, come formazione, come preparazione e come apparecchiature mi pare che siamo assolutamente in grado di gestire qualsiasi situazione», ha concluso, mettendo l’accento sulle tempistiche «rapide» con cui è stato affrontato il caso e con cui si è riusciti ad avere gli esiti degli esami.
L'HANTAVIRUS NON È UN NUOVO COVID
«Non siamo particolarmente preoccupati dei casi in Svizzera» di hantavirus «e devo dire che non siamo nemmeno particolarmente preoccupati per uno sviluppo e un allargamento epidemico su larga scala in questo momento» e comunque «non siamo di fronte a un nuovo Covid»: ha spiegato Gori. «Sappiamo che il virus si trasmette da contatti molto stretti e il contagio da uomo a uomo è estremamente raro. Per cui l'unico vero problema epidemiologico è la lunghezza del periodo di tempo in cui la persona si infetta e può sviluppare i sintomi. Questo è l’unico problema – ha aggiunto – perché ovviamente le quarantene sono lunghe e il periodo di osservazione è lungo mentre per altre patologie tra l’infezione e il momento in cui si sviluppa la malattia il tempo è molto breve e quindi è più facile identificare i contatti». Anche Bertolaso ha evidenziato che «non siamo di fronte a un nuovo Covid. Stiamo parlando di un virus conosciuto non tipico dell’uomo perché è una zoonosi di cui solo un ceppo può essere trasmissibile all’uomo. Si dice che ha la mortalità del 50% – ha proseguito Bertolaso – ma queste sono tutte ipotesi che non sono state assolutamente suffragate da studi clinici dettagliati e completi, quindi stiamo parlando di una situazione non voglio dire normale, ma che comunque nell’arco dell’anno o nell’arco di quelle che sono le nostre attività può capitare più volte. Non è una situazione tipo Covid». Insomma, «dite agli italiani di stare tranquilli – ha concluso –. Il sistema funziona, le sorveglianze e le competenze ci sono, e il virus non è più pericoloso di tanti che dobbiamo affrontare e gestire anche quotidianamente».
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