DA LEGGERE
La paura? Abita dentro di noi

La paura: un sentimento che accomuna tutti. Uno dei più antichi. La paura dell’ignoto che fa parte di noi, la paura del buio che è tipica nei bambini ma che in qualche modo perdura sempre, anche negli adulti. Perché nel buio non vediamo, immaginiamo. E l’idea della minaccia, dell’insidia nascosta fa sentire in pericolo.
«La nostra immaginazione rende spaventoso il buio perché è alimentata dalle emozioni, dai ricordi dentro cui ci possono essere rimpianti, rimorsi. E quando si fa buio dorme quella sentinella che chiamiamo coscienza e che tiene a bada tutto questo», sottolinea Enrico Luceri, autore di noir e di horror, profondo conoscitore ed esperto, dal punto di vista sia letterario sia cinematografico, di due generi assai diversi tra loro e che non vanno confusi. «L’horror si rifà a una tradizione che fa orrore, paura – sottolinea -. Quello canonico, delle origini, nasce con creature mostruose nel vero senso del termine, con ghost stories popolate dalla presenza di coloro che sono morti, dal paranormale portato all’eccesso».
Da Dracula all’uomo lupo, fino a ciò che viene creato da un medico accecato dalla sete di conoscenza quale è Frankenstein che «passa il confine della follia e cerca di dare vita a un ammasso fatto di pezzi di corpo senz’anima».
Dal Castello di Otranto di Walpole scritto a metà Settecento ai racconti di Poe e Lovecraft, l’horror si è però con il tempo trasformato, passando appunto da immagini gotiche e mostruose chiuse nei castelli a un tipo di orrore che, parafrasando il “re dell’horror contemporaneo” Stephen King, parla dei fantasmi e dei mostri che sono dentro di noi e che spesso hanno anche la meglio. «Il nuovo horror è diverso – prosegue Luceri, che di questo “nuovo” ha dato esempi in romanzi e racconti quali Lo sguardo dell’abisso, La stanza del piano di sopra, Solo dopo il crepuscolo, scritto con Sabina Marchesi -. Quello degli anni ‘50/’60 virava verso lo splatter, che è però una tecnica più cinematografica: oggi, per me, è il quotidiano, ciò che è familiare che cambia improvvisamente, diventa minaccioso, imprevedibile, non te lo aspetti. Ci sono situazioni dove è intuitivo e lecito aspettarsi segreti e misteri in un’esplosione di rabbia, odio, violenza, follia, morte. Dipende dagli ambienti, dalle atmosfere, dalle persone e dai loro interessi.
Ma ci sono posti abituali, familiari, quasi rassicuranti per le nostre consuetudini e sicurezze: i vicini di casa, negozi della via, la scuola, l’ufficio, dove non ci aspettiamo sorprese. E invece in un horror è proprio questo il nascondiglio di una mente folle che passa inosservata, sembra pacifica, innocua. Scoprirla all’improvviso è capire che l’horror è vicino, fa paura».
© Riproduzione Riservata